«Ricicliamo tutto il vetro da Trieste in giù, ma per farlo proprio bene puoi aiutarci tu». Il tormentone pubblicitario, che ha mutuato la melodia cantata da Raffaella Carrà in Tanti auguri per sensibilizzare i cittadini a differenziare correttamente il vetro, quest’estate è stato un appuntamento fisso sul grande schermo. A lanciarlo è stato Coreve, il consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero dei rifiuti di imballaggio in vetro prodotti sul territorio nazionale. «Il vetro da imballaggio è riciclabile al 100% infinite volte», assicurano gli esperti. Valutare l’impatto del vetro sull’ambiente però è un’operazione più complessa. Richiede un’analisi di tutta la filiera a partire dalla produzione. L’industria vetraria consuma ogni anno 1,1 miliardi di metri cubi di gas, circa il 2% dei consumi nazionali. Tre anni fa, considerando l’intero ciclo di vita, i ricercatori dell’Università di Southampton hanno identificato il vetro come il materiale più impattante dal punto di vista ambientale per i contenitori di bevande. Lo studio, supervisionato dal professor Ian Williams della School of Engineering e pubblicato sulla rivista di settore Detritus, ha dimostrato come questo materiale si collochi all’ultimo posto per via delle ingenti quantità di risorse e di energia che richiede in fase di produzione.

PER COMPRENDERE L’IMPRONTA ecologica del vetro non si può prescindere dalla consapevolezza che questo è un settore altamente energivoro. L’Italia è il terzo produttore mondiale di vetro cavo, dopo Stati Uniti e Cina e quasi il 50% del vetro cavo prodotto in Italia viene esportato. I forni impiegati a temperature molto elevate, che raggiungono i 1550°C, richiedono ingenti quantitativi di gas per funzionare e incidono sull’ambiente sia in termini energetici sia dal punto di vista delle emissioni. «Il vetro è un materiale costituito da silice, carbonato di sodio e carbonato di calcio miscelati e fusi ad alte temperature – spiega Assovetro, l’associazione di categoria che rappresenta i produttori – tali temperature, i componenti di base e il rottame di vetro liquefatti, formano un materiale che, raffreddandosi, solidifica mantenendo alcune caratteristiche microstrutturali dei liquidi». Tra un prima cottura e una seconda c’è la colatura su uno strato di stagno fuso. Nel 2020 l’industria vetraria ha impiegato 974 mila 610 tonnellate equivalenti di petrolio, di cui il maggior quantitativo – oltre 600 mila tep – è riferito al gas. «La principale fonte di energia per il settore del vetro in Italia – fa sapere Assovetro nell’ultimo rapporto di sostenibilità – è rappresentata dal gas naturale (65%), seguito dall’energia elettrica (31%) e da altre fonti residuali (olio combustibile, gasolio, acetilene) per il restante 4%». Per comprendere la portata della produzione basta pensare a tutti gli ambiti in cui il vetro è impiegato: dall’edilizia, all’automotive, all’energia, alla ristorazione. Si stima peraltro proprio per l’efficientamento energetico un aumento delle richieste di vetro, che verrà maggiormente utilizzato all’interno degli edifici. Si punta ai vetri dinamici e ai vetri fotovoltaici integrati. E per ridurre gli impatti sull’ambiente si prospetta una riduzione del peso, per esempio dei contenitori in vetro.

La redazione consiglia:
«In questo settore la decarbonizzazione è già possibile sostituendo il gas con le rinnovabili»

SUL FRONTE PRODUTTIVO CI SONO DELLE NOVITÀ che puntano alla decarbonizzazione. Per ora si tratta di eccezioni, come quella dello stabilimento O-I di Villotta di Chions, in Friuli Venezia Giulia, che si occupa di packaging ad alta efficienza e utilizza l’ossigeno nei forni fusori. «La tecnologia oxy-fuel, sta consentendo – fa sapere l’azienda – una riduzione del consumo di energia superiore al 38% e delle emissioni di circa l’80%». Le innovazioni sono partite nel 2012 con l’impiego di tecnologie di ossicombustione. La sperimentazione è durata otto anni. «Altre innovazioni hanno interessato lo stabilimento vetrario – spiega Alessandro Gardenal, direttore dello stabilimento – come il riutilizzo circolare del calore proveniente dai fumi in grado di preriscaldare il rottame di vetro delle raccolte differenziate prima di immetterlo nei forni di fusione. La maggiore temperatura del rottame in ingresso richiede, infatti, un minor consumo di energia. Anche l’acqua capace di assorbire il calore di scarto dalle apparecchiature viene utilizzata per riscaldare le aree dell’officina, in un circolo virtuoso a zero sprechi».

ZERO SPRECHI È L’OBIETTIVO ANCHE DEL RICICLAGGIO. Settore in cui l’Italia si colloca tra i paesi virtuosi, tanto da superare per il quarto anno consecutivo il target fissato dall’Ue al 2030. Il tasso di riciclo raggiunto nel 2022 è stato dell’80,8%. Un riciclo di 2 milioni 293mila 356 tonnellate di vetro a fronte di 2 milioni 838mila 419 tonnellate immesse sul mercato. Ma non per tutte le produzioni di vetro è possibile utilizzare il materiale riciclato. Il risultato del vetro riciclato è la materia prima seconda, che nel caso dei vetri colorati (come quelli usati per le bottiglie di vino e di olio) viene impiegata in modo consistente nella produzione con una percentuale che oscilla dal 60% al 96% dei prodotti immessi sul mercato. Differente è il discorso del vetro trasparente. In questo caso la materia prima seconda viene utilizzata in misura minore, circa il 30%. Si deve al riciclo, solo nel 2022, un risparmio energetico complessivo di 436 milioni di metri cubi di gas ogni anno, ovvero 395 mila tonnellate equivalenti di petrolio.

«MEDIAMENTE – SPIEGA COREVE – OGNI ITALIANO ha riciclato 1,6 kg di vetro in più nell’ultimo anno, passando da una media di 41 kg del 2021 a 42,6 kg nel 2022. È stato ridotto, cioè, di 100 mila tonnellate il quantitativo di vetro che finisce in discarica, con un risparmio di 18 milioni dati dai costi di smaltimento in discarica che sono stati evitati, un risparmio diretto di quasi 4 milioni di metri cubi di gas e indiretto di quasi 7 milioni di metri cubi di gas». I vantaggi ambientali riguardano anche le emissioni, che nel 2022 sono state ridotte per 536 mila tonnellate di CO2 equivalente.

I RIFIUTI DI IMBALLAGGIO IN VETRO NON RACCOLTI ammontano a 329 mila 419 tonnellate, ovvero l’11,6% dei rifiuti di imballaggio finito poi in discarica. Il 79,9% di rifiuti di imballaggio in vetro è stato riciclato. Dal 2013 al 2022 si registra un progressivo incremento del tasso di riciclo, con 10 punti percentuali di maggiorazione e un aumento delle quantità riciclate del 43,7%. Si stima per la filiera del vetro «un incremento annuo di almeno il 2% (del consumo ndr), grazie alla ripresa del comparto alimentare e di quello delle bevande». Secondo quanto riportato da Coreve nel Piano specifico di prevenzione, «il graduale incremento dei consumi di vetro sarà sostenuto anche dal consolidamento dell’e-commerce e dallo sviluppo di comportamenti e abitudini di acquisto responsabili, che dovrebbero portare ad un aumento dell’intensità di acquisto di beni confezionati in vetro, sia da parte di chi già predilige prodotti in vetro, sia rispetto ad altre tipologie di confezionamento. Pertanto, in base a queste indicazioni stimiamo che l’immesso al consumo del vetro possa raggiungere il valore di 3milioni e 60mila tonnellate nel 2027». Coreve assicura che «in merito alla raccolta, nei prossimi anni la sfida sarà quella di riuscire a sottrarre alla discarica, con la collaborazione dei comuni italiani e dei gestori delle raccolte, una buona parte delle 330 mila tonnellate che, ancora oggi, per svariati motivi, non vengono avviate al recupero».