Gli studenti italiani solidali con i palestinesi nel giorno che ricorda l’esodo forzato del 1948, la Nakba. Alle acampadas già in corso negli atenei di Trento, Bologna, Napoli, Palermo, Torino, Pisa, Venezia, Bergamo si sono aggiunte le università di Bari, Ravenna, Firenze, Genova, Cosenza e Salerno.

A Milano, oltre alla Statale, Politecnico e Accademia di Brera ieri sono arrivate le tende anche alla Bicocca. A Napoli si è tenuto un corteo di almeno 600 studenti mentre a Torino, dove l’università è occupata da due giorni, ricercatori e ricercatrici dei Dipartimenti Dad (Architettura e Design) e Dist (Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio) hanno srotolato uno striscione per «commemorare la ‘Catastrofe’ iniziata nel 1948 con l’incessante e violenta espulsione della popolazione palestinese dalla propria terra da parte di Israele» e per «dare sostegno all’accampamento in corso al Politecnico».

Anche a Bari diverse manifestazioni si sono tenute in alcune scuole e nelle sedi universitarie. «Siamo in collegamento con i colleghi statunitensi in lotta al fianco della Palestina e per la pace in Medio Oriente e in tutto il mondo – hanno detto gli studenti pugliesi di Uds, Link e Zona Franka – Sentiamo il dovere civico e politico di protestare con forza per l’immediato cessate il fuoco».

Nelle università di Roma, invece, assemblee, pranzi sociali e proiezioni di film. «Anche nell’ultimo senato accademico le richieste degli studenti sono rimaste fuori dalla porta – afferma Cambiare Rotta Roma – Tuttavia una nuova forza fa prendere coraggio a sempre più studenti e docenti e si moltiplicano le assemblee nelle facoltà».

Attenzione oggi per il presidio che si terrà durante la visita del presidente della Repubblica. Il coordinamento degli studenti ha invitato Mattarella «a raggiungerci al presidio delle tende, per avere finalmente quel confronto con le istituzioni che da tanto tempo chiediamo».

«Siamo giovani cittadine, studentesse e studenti della Sapienza, da 8 mesi in mobilitazione e da 11 giorni in presidio permanente all’interno della nostra Università – si legge nella lettera – Dall’inizio della mobilitazione, come le nostre compagne e compagni delle altre università italiane e mondiali, abbiamo chiesto ai rettori e alle rettrici uno spazio di dialogo e di prendere provvedimenti sui legami che i nostri atenei intrattengono con l’industria bellica e con le Università israeliane schierate in prima linea nel sostegno delle operazioni in Palestina. Le uniche risposte che abbiamo ottenuto sono state silenzi, fughe e manganelli in maniera indiscriminata».