Lo scorso 25 ottobre Donald Tusk, leader dell’alleanza elettorale europeista (KO), la formazione politica diretta avversaria di Diritto e Giustizia (PiS) alle scorse elezioni parlamentari polacche, si è recato a Bruxelles per parlare a nome della Polonia che vuole ricucire i rapporti con l’Ue. L’ex presidente del Consiglio europeo e del PPE (e già primo ministro in Polonia fra il 2007 e il 2014), potrebbe diventare primo ministro e porre fine a otto anni di governo del PiS, anni nei quali il paese è finito nel mirino dei vertici comunitari per una serie di scelte politiche giudicate antidemocratiche. e tali, per la loro natura, di ledere lo Stato di diritto. A tale proposito si possono menzionare le disposizioni assunte dall’esecutivo in questione in ambito migranti, minoranze, aborto, comunità Lgbt+, stampa, magistratura e la lista potrebbe continuare.

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Così, la visita di Tusk ha avuto luogo per offrire a Bruxelles delle garanzie sul tipo di Polonia con cui i vertici Ue avranno a che fare se, come sembra probabile, sarà lui a rappresentare, da premier, la voglia di rinnovamento espressa da una parte considerevole dell’elettorato.

Il leader di KO è stato ricevuto dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per un incontro avente al centro il ripristino di rapporti distesi tra Varsavia e Bruxelles e improntati a una collaborazione costruttiva. Com’è noto, questi rapporti si sono guastati notevolmente negli anni del PiS al governo e hanno spesso assunto il carattere di veri e propri bracci di ferro su diverse questioni. Le parti si erano ritrovate nelle posizioni filo-ucraine che hanno assunto nel frangente della guerra ma anche questo è durato solo per un periodo, come vedremo più avanti.

Menzionato da Europa Today, Tusk ha dichiarato alla stampa che “l’obiettivo di oggi è ricostruire la posizione della Polonia in Europa e rafforzare l’Ue nel suo complesso”. A suo avviso, il voto avvenuto lo scorso 15 ottobre ha dimostrato che valori come lo Stato di diritto, la libertà di espressione e di critica e l’unità europea sono ancora molto importanti per i polacchi. Il PiS è arrivato primo per il numero delle preferenze ottenute, ma non ha una maggioranza per governare.

Tusk, come si diceva, avrebbe questa possibilità; secondo le informazioni attualmente a disposizione, la sua forza politica punterebbe a dar luogo ad un’alleanza con Terza via (Trzecia Droga), formazione centrista, e da La sinistra (Lewica). Il tempo stringe per il leader europeista che nei giorni scorsi ha invitato il presidente polacco Andrzej Duda, esponente di Diritto e Giustizia, ad affidargli in tempi rapidi l’incarico di formare il nuovo governo.

Due anni fa Tusk aveva dichiarato di voler riprendere la guida di PO, il partito di cui è cofondatore, per porre fine “al male fatto alla Polonia” dal PiS e riportare il paese nell’Europa dei valori. Per Varsavia è vitale riallacciare i rapporti con l’Ue, ed è vitale ottenere lo sblocco dei 35 miliardi di euro di fondi relativi al piano di rilancio dell’Ue per la ripresa economica dagli anni duri della pandemia. È noto che tale somma era stata congelata da Bruxelles a causa delle riforme promosse dal PiS in ambito giudiziario e tali da compromettere pesantemente l’autonomia dei magistrati. C’è quindi questo problema da risolvere. Tusk sottolinea l’importanza di ottenere quanto prima i fondi del Pnrr e spenderli efficacemente entro la fine del 2026.

In questo modo si contribuirebbe a voltare una pagina decisamente critica delle relazioni tra Varsavia e Bruxelles.
Si accennava prima alla posizione assunta dal governo del PiS rispetto alla guerra in Ucraina, che è stata all’inizio di solidarietà nei confronti di Kiev ma, negli ultimi tempi la musica è cambiata. L’esecutivo guidato da Mateusz Morawiecki ha infatti dato luogo a uno stop delle importazioni di grano dall’Ucraina e interrotto l’invio di aiuti militari al paese in guerra. Tusk e la von der Leyen hanno parlato anche di questo, ma già in precedenza il Donald, quello di Danzica, aveva affermato che anche questo sarebbe cambiato con lui in veste di primo ministro. Lui che si dice orgoglioso di essere polacco ed europeo.