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Bacigalupo e i «Cantos», tra Rapallo e il Novecento

Bacigalupo e i «Cantos», tra Rapallo e il NovecentoEzra Pound a Rapallo nel 1959, foto Hulton Deutsch Collection / Corbis via Getty Images

Critica letteraria «Un mondo di poesia» (Ares), ultima fatica poundiana di Massimo Bacigalupo, è una raccolta organica di saggi: corona una vita di studi sul poeta americano, e la vocazione nata da ragazzo in riviera

Pubblicato circa un anno faEdizione del 17 settembre 2023

Mi torna in mente, di quando ero studente a Yale negli anni ottanta, un curioso paradosso: gran parte dell’archivio di Ezra Pound era stata acquistata e veniva catalogata alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library, ma le stelle del Dipartimento di inglese – Harold Bloom e John Hollander in prima fila –, se appena mostravi curiosità, ti guardavano subito storto. Pound era tabù; né T.S. Eliot se la passava tanto meglio (ma il peggio, per lui, era da venire!). Hugh Kenner, il grande critico canadese che proprio a Yale aveva studiato a fine anni quaranta, aveva pubblicato nel 1971 un grande affresco, The Pound Era, poi anche in italiano (il Mulino, 2000). Intraducibile in qualsiasi lingua, Wallace Stevens: the Poems of Our Climate di Bloom era uscito nell’80.

Così lo spirito del tempo era ben compendiato nel titolo a effetto di un articolo di Marjorie Perloff: Pound/Stevens: Whose Era? («New Literary History», Spring 1982). Bisognava prendere posizione, schierarsi.

Eppure, proprio in quegli anni divisivi, Massimo Bacigalupo – il quale, poco più che trentenne, con il suo Ultimo Pound (Edizioni di Storia e Letteratura 1981) aveva vinto il premio Viareggio per la saggistica – iniziava un lavoro su Wallace Stevens che, da silloge in antologie sempre più vaste, sarebbe culminato nel magnifico ‘Meridiano’ di Tutte le poesie (2015). E questo senza mai abbandonare il ‘suo’ Pound e, a latere, scrivendo e traducendo un po’ di tutto (gli 8000 e passa versi del Prelude di Wordsworth inclusi). Ci tengo a farlo notare perché, se Massimo – che è figlio di Giuseppe Bacigalupo, medico e amico di Pound a Rapallo (e suo antico, imbattibile rivale sui campi da tennis) – è senza dubbio il maggior ‘specialista’, forse non solo italiano, del poeta dei Cantos, negli studi letterari (più che in altri campi) dallo ‘specialismo’ ci si dovrebbe anche guardare: è un’arma pericolosamente a doppio taglio… “I will show you fear in a handful of specialists”, ha scritto John Ashbery, sulla falsariga di un verso famoso della Waste Land: «Vi mostrerò la paura in una manciata di… polvere».

Il nuovo libro poundiano dell’instancabile Bacigalupo (non l’ultimo suo, che è dedicato a Joyce: Bloomsdays, Calamospecchia, Ostuni, BR, pp. 162, euro 18,00) – il libro di uno ‘specialista’ poliedrico e mai pedante, dalla penna disinvolta anche nella messa a fuoco delle minuzie – non rischia dunque di prender polvere sugli scaffali. Finito di stampare nell’ottobre 2022, giusto in tempo per il cinquantesimo anniversario della morte del «miglior fabbro» – il 1° novembre del ’72, a Venezia, dove Pound nel 1908 aveva pubblicato il suo primo libro, A lume spento (titolo italiano nell’originale), e dove ora è sepolto –, Ezra Pound Un mondo di poesia (Edizioni Ares, pp. 440, euro 27,80) è una raccolta organica di saggi, che ripercorrono tutta la carriera del poeta americano (italoamericano?) che più ha favorito – in certi casi, pressocché creato – anche la carriera di poeti, romanzieri, artisti ed editori vari (meno male che non è riuscito anche con politici ed economisti!) con cui il suo cammino si incrociava. Studiare Pound significa studiare la storia e le estetiche del Novecento.

Qui non provo neanche a entrare nei dettagli: sarei travolto da una «falange di particolari» seconda solo a quella dei Pisan Cantos (da cui è tratta l’espressione). Mi limito a qualche informazione e a un paio di osservazioni. Un mondo di poesia segue di due anni e, in un certo senso, fa da pendant a Ezra Pound, Italy, and the Cantos (Clemson University Press, 2020, pp. 346, $143), raccolta analoga di saggi diversi, scritti direttamente in inglese (vedi Massimo Natale in «Alias-D», 12 dicembre 2021). Di primo acchito, viene da pensare che anche di questo libro servirebbe una versione italiana: ma se poi uno considera le tante lingue che si intrecciano e vorticano nei Cantos (fin dal titolo, italiano con la ‘s’ del plurale inglese), e che la fatica di decifrarle – o lasciar perdere – è prevista nel ‘progetto educativo’ del poema, direi che va bene così. L’unico saggio che, mi sembra, è opportunamente ripetuto in entrambi i volumi, è quello sulla traduzione di Pound del Moscardino di Enrico Pea (un autore ormai quasi straniero anche da noi: un vero peccato). Ed entrambi i volumi sono arricchiti da fotografie (più numerose nel libro italiano), alcune delle quali scattate dallo stesso Bacigalupo: la mia preferita, forse, quella che ritrae gli Scheiwiller, padre e figlio, accanto a Pound e a Olga Rudge (la madre di Mary de Rachewiltz) a Sant’Ambrogio di Zoagli, nell’estate del 1964 (per scattarla, Massimo, diciassettenne, s’era fatto una bella salita in bicicletta sotto il sole).

A proposito di ‘progetto educativo’, se c’è un’idea che attraversa tutto questo Mondo di poesia – il suo fil rouge – è proprio quella dell’istruzione, dell’insegnamento. Da giovane, per circa un anno, Pound aveva insegnato lingue romanze a Crawfordsville, nell’Indiana; a Rapallo, negli anni trenta, fonda una sua ‘università’ – la Ezuversity – da cui James Laughlin si laureò editore e dove anche Robert Lowell avrebbe voluto iscriversi; vent’anni dopo, nel manicomio criminale di St. Elizabeths, eccolo ancora che riceve regolarmente i suoi ‘studenti’. Molti Cantos nascono come – a volte restano – appunti di lezione, programmi di studio. E nella passione didattica, quasi una coazione, lo sciamannato Pound e l’assennato Bacigalupo – lui per davvero professore emerito – a momenti s’assomigliano che più non si potrebbe: entrambi sempre disponibili all’amicizia e alla conversazione intellettuale, all’occorrenza entrambi tirasberle (ci vuole!), completamente generosi del loro sapere.

Quindi, congedandomi da Un mondo di poesia (dove si tratta, fra l’altro, dell’attenzione di Pound al libro anche come oggetto fisico; dei suoi gusti in materia di arti figurative; delle sue muse scrittrici, poetesse, musiciste, pittrici…), segnalo qualche altra novità poundiana. Cominciando dagli ultimi due lavori di Luca Gallesi: il saggio molto originale “Amo l’America, nonostante…”. Le vite parallele di Ezra Pound e Gore Vidal (Mimesis Edizioni, pp. 148, euro 14,00), che dà esattamente quel che promette il titolo, anche a rischio di avventurarsi su un terreno minato come quello dove si sacrifica l’eroina fascista di uno dei due canti composti da Pound in italiano (e non escludo che anche qui qualche ordigno vi esploda); e l’agile I Cantos di Ezra Pound. Una guida, sesto titolo della collana «Poundiana» delle Edizioni Ares (pp. 182, euro 15,00). Dove subito dopo è uscito La libertà dell’intelligenza. Ezra Pound un intellettuale tra intellettuali (a cura di Roberta Capelli e Alice Ducati, pp. 264, euro 20,00), che raccoglie interessanti ricerche sulle consonanze teoriche fra Pound e McLuhan (Manlio Della Marca), sul suo sodalizio con Carlo Linati (Maurizio Pasquero) e sugli appelli e petizioni con cui, a metà anni cinquanta, alcuni intellettuali italiani si espressero per la liberazione del poeta (Carlo Pulsoni).

Infine, voglio anch’io ricordare Gabriele Stocchi (l’ha già fatto su queste pagine Daniela Lancioni lo scorso 9 luglio): mecenate, gran collezionista e promotore di iniziative su Pound, scomparso improvvisamente prima dell’estate. Lo si riconosce nella fotografia riprodotta a pagina 342 di Un mondo di poesia (dove, a festeggiare il poeta al suo ultimo sbarco a Genova, il 10 luglio 1958, c’è anche il geniale giornalista – e mille altre cose – Carlo Vita). L’ultima pubblicazione che Stocchi ha reso possibile è stata quella delle Poesie di Saturno Montanari (Mimesis, pp. 288, euro 24,00), poeta soldato morto in giovane età, stravagantemente amato (e tradotto) da Pound. E mentre finisco di scrivere sto sfogliando un bellissimo album fuori commercio, Ezra Pound. Ritratti e altro (Roma, La Diagonale, 2009), dove sono riprodotte opere che Stocchi non solo aveva acquistato (come il ritratto di Pound dipinto da Pasolini), ma in certi casi spinto l’artista a creare (il collage di Giulio Paolini, ad esempio, o l’assemblaggio di Luisa Gardini). Nuove generazioni di studiosi gli saranno grati per le carte, i libri e gli oggetti raccolti: il lascito della sua riservata passione.

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