Donald Trump ha revocato il nulla osta di sicurezza all’ex capo della Cia, John Brennan, il cosiddetto security clearance, che permette l’accesso alle informazioni classificate.

Una mossa molto inusuale: negli Usa chi si occupa di sicurezza nazionale mette sempre a disposizione del governo il proprio bagaglio di esperienza, anche quando smette il proprio ruolo istituzionale. E Brennan, che ha servito con vari compiti tre amministrazioni e ha collaborato a una cosa da nulla quale la cattura di Osama Bin Laden, avrebbe ancora molto da dare: escluderlo è controproducente proprio per la sicurezza americana.

Le ragioni dell’estromissione sono le dichiarazioni a dir poco critiche dell’ex direttore della Cia all’amministrazione Trump, soprattutto riguardo al Russiagate. Nel revocargli il nulla osta Trump ha definito Brennan «inaffidabile» e parlato di «dichiarazioni oltraggiose e senza fondamento», come di infelici uscite televisive riguardo la gestione della presidenza.

Non pago The Donald ha minacciato che la stessa sorte potrebbe toccare anche ad altri funzionari, otto per la precisione, che al momento sono sotto osservazione. Tra loro l’ex direttore dell’Intelligence James Clapper, l’ex direttore dell’Nsa Michael Hayden e l’ex capo dell’Fbi, l’arcinemico James Comey. Tutti genericamente accusati senza dettagli di «politicizzare e monetizzare» le loro conoscenze sulla sicurezza Usa.

Primo a schierarsi in difesa di Brennan è l’ex vice presidente di Obama, Joe Biden, ancora amatissimo in modo quasi bipartisan: «Nel periodo in cui l’ho conosciuto, John Brennan non ha mai avuto paura di parlare e farlo direttamente. Revocare il suo nulla osta di sicurezza è un atto disdicevole per un presidente. Se pensi di silenziare John, allora non lo conosci», ha scritto su Twitter.

Sul fatto che Brennan sia diretto nelle sue affermazioni lo ha confermato con i fatti l’interessato, definendo quello di Trump un «abuso di potere» di cui ha saputo attraverso i notiziari. L’ex capo della Cia ha poi scritto un editoriale sul New York Times, dove ha affermato che «Trump è chiaramente più disperato nello sforzo di proteggere se stesso e chi gli è vicino, motivo per cui ha preso la decisione politicamente motivata di revocare il mio nulla osta di sicurezza nel tentativo di far tacere altri che potrebbero osare sfidarlo».

Brennan ha poi sottolineato come questa decisione abbia reso più importante che mai per Robert Mueller, il consulente speciale che indaga sul Russiagate, completare le sue indagini sui misfatti elettorali della Russia senza interferenze da parte di Trump.

Allontanare i propri oppositori è ormai una prassi per il presidente Usa che ha licenziato, passo dopo passo, il procuratore generale Sally Yates, e i maggiori funzionari della sicurezza nazionale che lo hanno contraddetto o che hanno collaborato ai livelli più alti dell’inchiesta sul Russiagate come Comey, il vicedirettore dell’Fbi Andrew McCabe e pochi giorni fa l’ex agente del controspionaggio Peter Strzok.