Il Partito dei socialisti europei (Pse) ha annunciato il candidato di punta (lo spitzenkandidat) alla presidenza della Commissione per le elezioni del 9 giugno. Si tratta del commissario europeo per il Lavoro e i Diritti sociali, il socialista lussemburghese Nicolas Schmit, sconosciuto ai più al di fuori dei palazzi di Bruxelles.

70 anni, ex diplomatico con una vasta esperienza negli affari internazionali, Schmit ha però dedicato il grosso della sua attività politica al mondo del lavoro. L’attuale commissario Ue ha infatti ricoperto due volte il ruolo di ministro del lavoro in Lussemburgo prima con il governo Juncker e poi con il governo Bettel. Divenuto Commissario europeo al lavoro nel 2019 si è distinto per la sua azione a favore della normativa Ue sul salario minimo, battaglia di bandiera dei socialisti.

Nominato per la corsa alla presidenza della Commissione per la famiglia dei socialisti & democratici dal Lsap (il Partito operaio socialista lussemburghese), ha potuto contare sul sostegno dei socialdemocratici tedeschi dell’Spd e dei socialisti spagnoli del Psoe, i partiti con il maggior peso all’interno del gruppo parlamentare socialista, entrambi al governo nei rispettivi paesi e con le più nutrite delegazioni: 21 eurodeputati i tedeschi e 16 gli spagnoli. Ieri anche il Pd ha fatto sapere di sostenerlo.

La prossima settimana la presidenza del partito convaliderà ufficialmente la sua candidatura, che sarà in fine votata nel Congresso del Pse a Roma il 2 marzo, occasione nella quale verrà adottato il manifesto elettorale.

I socialisti al momento sono l’unico gruppo ad aver espresso una candidatura: il Partito popolare europeo (Ppe) attende che la presidente Ursula von der Leyen sciolga la riserva sul bis, i Verdi decideranno durante il congresso che si terrà a Lione dal 2 al 4 febbraio, la Sinistra europea calerà la carta durante l’Assemblea generale elettorale del partito, che si terrà il 24 e il 25 febbraio a Lubiana, in Slovenia, i nazionalisti-conservatori dell’Ecr (tra cui i fratelli d’Italia), hanno fatto sapere che non avranno un candidato principale, così come i sovranisti di Identità e democrazia (l’Id che comprende anche la Lega e il Rassemblement National di Marine Le Pen).