C’è un nuovo testo di compromesso, tra Europarlamento e i 27 stati membri, sulla legge del Ripristino della natura, che rappresenta un passo avanti rispetto a quello che era stato votato, tra le polemiche, nel luglio scorso da Strasburgo: rientra l’impegno di ripristinare, entro il 2030, almeno il 20% delle superfici terrestri e marine degradate (tutte nel 2050), che si estende al di là delle regioni protette di Natura 2000. Permetterebbe di trascrivere nel diritto europeo l’accordo di Montreal sulla biodiversità, in un continente dove gli scienziati hanno rilevato che più dell’80% dell’habitat naturale è in mediocre o cattivo stato.

Il compromesso prevede però un accordo solo sui mezzi per raggiungere gli obiettivi, senza nessun obbligo (né sanzioni) sui risultati. «Oggi c’è una nuova governance sulla biodiversità su scala continentale – spiega Pascal Canfin, capo della commissione Envi – il concetto giuridico di ripristino della natura non esiste, è quindi una tappa significativa che abbiamo raggiunto».

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Ma la strada è ancora lunga: il testo passa alla commissione Envi il 29 novembre, con la speranza che questa volta il voto non si concluda come la scorsa primavera, con un pareggio. Poi dovrà essere firmato da Europarlamento e Consiglio (per entrare in vigore tra due anni). Il tutto, sperano alla Commissione, prima delle elezioni europee del prossimo giugno, dove i sondaggi prevedono un’avanzata di destra e estrema destra. Difatti, la legge del Ripristino della natura è fortemente contrastata a destra. Il Ppe, alleato dei due gruppi estremisti (Ecr e Id) pur senza arrivare a bloccare il testo, era riuscita ad annacquarlo e a svuotarlo di molti contenuti, nella versione passata all’Europarlamento il 12 luglio scorso.

Nel testo di compromesso è stata reintrodotta l’agricoltura, che a giugno il Ppe era riuscito a tagliar fuori. Ma la giustificazione di allora – il rischio di penurie alimentari a causa di norme troppo vincolanti di difesa dell’ambiente – è ripresa nella clausola del “freno d’emergenza”: in caso di minacce sulla sicurezza alimentare, la Commissione potrà sospendere temporaneamente l’applicazione della legge sul Ripristino della natura, non si sa ancora bene a quali condizioni.

Il Wwf giudica «un compromesso più ambizioso del testo uscito a luglio», ma sottolinea che resta «ampiamente insufficiente» perché sono stati «aggiunte importanti deroghe che possono ridurre la superficie da ripristinare»: riguardano le aree destinate alla produzione di energie rinnovabili, le infrastrutture militari, le conseguenze delle crisi climatiche, norme al ribasso sulla protezione delle zone umide. Inoltre, la battaglia sulla riduzione dei pesticidi in agricoltura non è ancora conclusa. Il testo stabilisce in più che non potranno essere destinati al Ripristino della natura dei finanziamenti provenienti dal budget della Pac (politica agricola) o dalla Pesca.

Ieri a Parigi, alla nuova edizione di One Planet nell’ambito del Forum per la pace, una trentina di paesi ha firmato un Appello in difesa della criosfera (ghiacciai, i poli e tutte le superfici gelate della Terra), con lo stanziamento di un miliardo di euro e una serie di impegni per la salvaguardia di queste aree, diminuzione delle emissioni e dell’intervento umano.