La ministra spagnola delle pari opportunità, la socialista Ana Redondo, annuncia con orgoglio attorno alle 13 di ieri che la prima proposta di legge che il nuovo governo di coalizione progressista ha approvato è quella della parità tra uomini e donne.

Poche ore più tardi, mentre il ministro degli esteri José Manuel Albares sta riferendo in parlamento sul conflitto israelo-palestinese, reiterando la posizione espressa negli ultimi giorni dal presidente Pedro Sánchez, il portavoce di Podemos, Javier Sánchez Serna, informa che i deputati e le deputate della formazione viola passano al gruppo misto.

SUMAR si rompe e la coalizione di governo si rimpicciolisce. Perdendo quello che, nel 2019, fu il soggetto più motivato nel costruire un’esperienza di governo mai tentata prima nella storia democratica dello Stato spagnolo.

È certo una casualità che la rottura di Podemos con Sumar avvenga proprio nel giorno in cui Redondo, per la prima volta, si presenta alla stampa dopo la riunione ordinaria del consiglio dei ministri, per illustrare un provvedimento sulla parità tra donne e uomini. Una legge che riforma quella del 2007 e applica l’analoga direttiva europea della fine del 2022, già approvata dal precedente governo nella scorsa legislatura, elaborata dal ministero guidato allora da Irene Montero, assieme agli altri ministeri interessati e che le elezioni anticipate di luglio avevano accantonato.

«Una legge giusta, efficiente e ambiziosa», sottolinea Redondo, perché incorpora il 50% della popolazione a tutti i livelli di decisione, rompendo il tetto di cristallo nei vari settori produttivi e rendendo più avanzata la democrazia.

La Legge di Rappresentanza paritaria applica la regola di non meno del 40% e non più del 60% di presenza di ciascuno dei due sessi negli organi di governo e nell’amministrazione pubblica, negli organi costituzionali, nei collegi professionali, nei consigli di amministrazione delle grandi imprese e nelle liste elettorali per le elezioni di qualunque livello, prevedendo l’alternanza di persone dell’uno e l’altro sesso.

La plenaria nel congresso sul conflitto in Medio Oriente sarebbe stata invece la goccia fatidica che avrebbe accelerato la rottura di Podemos con Sumar, già nell’aria da tempo. Un dibattito parlamentare a cui Podemos non avrebbe potuto partecipare, impedito dal gruppo Sumar: «Oggi è mancata la voce che più concretamente ha preteso di passare dalle parole ai fatti», denuncia Sánchez Serna.

«NON POSSIAMO fare politica nel gruppo parlamentare Sumar. Le regole non sono uguali per tutti i componenti di questa coalizione. Alcune settimane fa il Psoe e Sumar decisero di far fuori Podemos dal governo. La nostra risposta fu che accettavamo il colpo e voltavamo pagina. Abbiamo fatto tutto il possibile. Ma Podemos non è venuto in politica per scaldare una poltrona». Podemos promette di continuare a lavorare dalle istituzioni e dalle piazze «in piena autonomia, per recuperare l’unità del blocco democratico e tornare a governare in coalizione».

Immediata e dura la risposta di Sumar nelle parole della sua portavoce Marta Lois, che si mostra sorpresa e dispiaciuta per la scelta. Accusa Podemos di rompere «un accordo di legislatura» e qualifica la decisione di «grande slealtà nei confronti degli elettori».

I cinque deputati del partito che dirige Ione Belarra condivideranno ora il gruppo con altri tre rappresentanti di formazioni minori. Il portavoce socialista nel congresso, Patxi López, si dice certo che «nessuno nella sinistra rallenterà o paralizzerà la politica di un governo progressista».