Sasha ha vinto. Ha superato le sbarre in ferro che separano Via Teofilo Patini dall’ufficio immigrazione. Un’insegna annuncia «Questura di Roma, Sala profughi». Dietro di lui centinaia di persone in attesa, nella speranza che sia il giorno giusto anche per loro. Non lo è. Oggi è il giorno giusto solo per Sasha (nome di fantasia). Alle 8:00 un ufficiale della polizia apre il cancello e gli dice: «Entra, entra solo tu», respingendo Giuseppe, l’accompagnatore del ventiseienne russo che senza capire cosa gli stia succedendo si catapulta al di là del cancello. «Sono tre giorni che faccio la fila con Sasha sperando che ci facciano entrare», racconta Giuseppe. «Qui la situazione è infernale, la gente dorme per strada perché spera di arrivare prima degli altri e riuscire ad entrare, ma non succede mai. Puntualmente vengono fatte passare solo poche persone e gli altri vengono rimandati indietro».

FUORI L’UFFICIO immigrazione di Roma ci sono due file: una è per chi ha già un appuntamento per rinnovi o nuovi rilasci di permesso che non hanno a che fare con la protezione internazionale, l’altra è di chi deve fare domanda di asilo. In quest’ultima ci sono centinaia di persone di nazionalità diverse. Una donna è in fila con il suo bambino avvolto in una coperta, la stessa su cui dorme da più di una settimana – dice – sul marciapiede della strada.

SASHA È STATO più fortunato. Lui vive a Milano dove da due anni frequenta un corso di Fashion stylist con un permesso di soggiorno per studio che è scaduto il mese scorso e nonostante avesse fatto richiesta di rinnovo entro i tempi utili (60 giorni), non è mai stato rinnovato. Il suo corso di studi «non rientra nei titoli accademici riconosciuti dall’articolo 39-bis 1 del testo unico sull’immigrazione» si legge nei documenti che tiene gelosamente in mano Giuseppe.
Il 30 novembre Sasha riceve il provvedimento di espulsione, venerdì 22 dicembre avrebbe avuto un volo di rimpatrio forzato per tornare in Russia. «Gli ho comprato un sacco a pelo per dormire qui fuori insieme a tutti gli altr – continua il suo accompagnatore -. Il primo giorno hanno fatto entrare solo 50 persone, il secondo 20, lui era il ventunesimo. Oggi non volevano far entrare nessuno con la scusa che dentro ci sono solo due operatori. Io ho insistito fino all’ultimo».

Ieri Sasha non è partito, per adesso è salvo. Ma tante persone come lui hanno bisogno di presentare la richiesta d’asilo che, come nel caso di Sasha blocca temporaneamente un decreto di espulsione, ma dà anche la possibilità di studiare, lavorare, aprire un conto bancario. «Un permesso provvisorio è necessario per la vita quotidiana dei migranti in attesa che la propria domanda d’asilo venga processata», spiega l’avvocato Gennaro Santoro. «Per questo insieme all’avvocata Giulia Crescini e ad Asgi, Arci, Spazi Circolari, Libellula e Progetto Diritti, giovedì abbiamo sottoscritto il ricorso di 16 richiedenti asilo che sono stati respinti più volte dalla questura di Roma e non sono quindi riusciti a formalizzare la domanda di protezione internazionale. Si tratta di un’azione antidiscriminatoria perché sosteniamo che tutti i richiedenti asilo che stanno a Roma sono discriminati in quanto impossibilitati a fare domanda in tempi celeri».

UNA DELLE MOTIVAZIONI principali di tale lentezza è la carenza di personale, sia nelle questure che nelle prefetture italiane, dovuta al mancato rinnovo da gennaio 2023 dei contratti di lavoratori e lavoratrici interinali assunti con il processo di emersione voluto nel 2020 dall’allora ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova.

«Da marzo 2021 sono entrati in servizio poco più di 600 impiegati presso gli Sportelli Unici per l’Immigrazione istituiti nelle Prefetture e circa 400 persone presso le questure e i commissariati», spiega Fabrizio Coresi di «Ero straniero». Il contratto con le agenzie di somministrazione prevedeva sei mesi non rinnovabili, il ministero ha poi proposto una proroga fino al 31 dicembre 2021 e successivamente fino a dicembre 2022, anche grazie a un emendamento alla legge di bilancio proposto dalla campagna «Ero straniero», che ha consentito di stanziare i fondi necessari per spostare il termine dei contratti di dodici mesi, in deroga al codice degli appalti.

DA GENNAIO 2023 il sistema però si è bloccato. A marzo il governo ha optato per una procedura negoziata, congelando di fatto il lavoro di oltre 1000 persone e generando un ennesimo stallo nella sanatoria, ma soprattutto nuovi rallentamenti all’interno di prefetture e questure che si sono ritrovate con meno della metà di operatori agli sportelli migranti. «Quella della questura di Roma è un questione ciclica che si ripete costantemente perché le risorse umane impiegate sono insufficienti rispetto alla richiesta. Il canale si intasa anche perché tutti fanno domanda di asilo ma per l’asilo non è possibile prendere appuntamento salvo casi di vulnerabilità», spiega invece Rita Vitale, della Onlus «A buon diritto».

MENTRE I LAVORATORI sono sempre meno e in attesa che le questure risolvano una situazione di disagio che sembra divenuta ormai la normalità, a Roma gli stranieri in fila per la richiesta d’asilo continuano a essere rimandati indietro. «Andatevene», «Ci vediamo dopo le feste», «Tornate il 9 gennaio» dicono gli agenti fuori dall’ufficio immigrazione. La fila si sfalda, le persone si assembrano alla fermata del bus per tornare nuovamente sconfitti a casa, in un centro d’accoglienza o in un campo. Per loro Natale significa attendere di poter rimettersi in fila e sperare di essere i prossimi Sasha.