A meno di 24 ore dalla dichiarazione di positività di Trump (la sua sola dichiarazione: quella dei redditi ancora la cercano), tre senatori si sono scoperti col coronavirus. Arrivano dopo due giornalisti, un press agent e varie personalità repubblicane, quindi lo staff della Casa bianca ha cominciato a cercare dove possono essersi contagiati tutti quanti. E ha scoperto che molti neo-positivi hanno partecipato alla cerimonia di sabato scorso per Amy Barrett, la giudice super-conservatrice che Trump ha candidato in tutta fretta alla Corte suprema dopo la morte dell’icona radicale Ruth Ginsburg. Oltre 150 invitati, mascherine neanche l’ombra.

Ora è sicuro, il Covid vota democratico. Il presidente voleva una Corte suprema smaccatamente amica se il risultato delle elezioni fosse finito in tribunale – e per questo strillava preventivamente al broglio – ma proprio i suoi bacilli potrebbero aver tolto di mezzo i tre senatori che gli servivano per portare a casa la nomina. Mike Lee, Thom Tillis e Ron Johnson hanno assicurato che si isoleranno per 10 giorni e torneranno, ma chi può scommetterci? Lee e Tillis sono anche membri della commissione giustizia che tra due giorni darà inizio all’audizione di Amy Barrett prima di votarla al senato. La maggioranza repubblicana è 51-49 grazie a due senatrici di destra che voteranno contro.

Tre senatori ammalati e il posto alla Corte suprema potrebbe non essere coperto entro le elezioni. Il “giudice della bilancia” di eventuali ricorsi diventerebbe il presidente della Corte, John Roberts, nominato da Bush jr ma singolarmente propenso a votare decentemente e non secondo partito. Molti se, forse troppi.

Ma una Corte suprema trumpista improvvisamente non è più garantita. E la colpa è di Trump.