Isolato in Europa, dove la premier Giorgia Meloni riesce a strappare solo impegni generici sui confini marittimi, il governo accelera in Italia lo scontro con le navi delle ong.

Ieri il ministro per i rapporti con il parlamento Luca Ciriani ha posto la fiducia al decreto legge Piantedosi che impone regole più rigide ai soccorsi in mare compiuti dalle navi delle organizzazioni umanitarie.

A partire dalle 15,30 di oggi alla Camera ci saranno le dichiarazioni di voto per arrivare al più tardi domani al voto finale. Poi il provvedimento passerà all’esame del Senato che dovrà licenziarlo, pena la sua decadenza, entro il 3 marzo.

Sebbene annunciata all’indomani del via libera al testo dato dalle Commissioni Affari costituzionali e Trasporti, la scelta del governo rappresenta una forzatura utile solo a impedire all’aula di Montecitorio, e in particolare alle opposizioni, una discussione più ampia sulle nuove norme già in vigore dall’inizio dell’anno e duramente criticate il 26 gennaio scorso dalla commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic con una lettera al ministri Piantedosi. Per Mijatovic i limiti imposti dal decreto all’attività di soccorso delle ong rischiano di limitare la loro capacità di salvare vite nel Mediterraneo.

Numerosi sono infatti i paletti posti dal decreto.

A partire dal divieto di effettuare salvataggi multipli, come spesso accade durante le operazioni di soccorso. Stando a quanto previsto, infatti, una volta effettuato il primo salvataggio la nave della ong deve chiedere subito indicazioni su quale porto dirigersi per sbarcare i naufraghi evitando di effettuare altri interventi senza essere stata autorizzata. In caso di inosservanza, il comandante rischia una sanzione compresa tra i 10 mila e i 50 mila euro con la possibilità che la nave venga sequestrata per due mesi in caso di recidiva. Le sanzioni vengono decise dal prefetto del luogo in cui ha sede l’autorità nazionale per le ricerca e il soccorso.

La prima nave ad essere sottoposta ad accertamenti è la Geo Barents di Medici senza frontiere che ha sbarcato a La Spezia 237 persone tratte in salvo in tre diverse operazioni di soccorso. Su eventuali sanzioni a sua carico dovrà esprimersi il prefetto della città ligure.

Con il decreto il Viminale ha cominciato infatti indicare alle navi umanitarie porti sempre più lontani dal luogo in cui sono stati effettuati i salvataggi. Per le ong si tratta di lunghi tour verso varie città de nord Italia, utili solo a ritardarne il ritorno nel Mediterraneo centrale.

Impossibile adesso anche solo sperare che la discussione parlamentare posso portare a delle modifiche al testo, come auspicato dalla commissaria Mijatovic nella sua lettera a Piantedosi nella quale auspicava modifiche «per assicurare che il testo sia pienamente conforme agli obblighi del Paese in materia di diritti umani e di diritto internazionale».

La scelta di imporre la fiducia, per una maggioranza compatta nell’appoggiare i decreto, serve invece solo a impedire la presentazione di emendamenti al testo che allungherebbero i tempi del dibattito e non fa altro che confermare le preoccupazioni espresse dal Consiglio d’Europa.

Per la commissaria per i diritti umani, infatti, obbligare le navi umanitarie a raggiungere subito il proto sicuro «impedisce alle ong di effettuare di effettuare salvataggi multipli in mare, costringendole a ignorare le richieste di soccorso nell’area se hanno già delle persone a bordo». Un problema anche per i comandanti. «Rispettando questa disposizione – ha avvertito infatti Mijatovic – i comandanti delle ong verrebbero di fatto meno ai loro obblighi di salvataggio sanciti dal diritto internazionale». Preoccupazioni che a questo punto sono destinate a rimanere inascoltate.