Vincono in tribunale le associazioni ambientaliste che hanno denunciato il trucco della finta protezione del clima, fin dall’inizio e perdono i tre partiti del governo Scholz che hanno provato a resistere al cambiamento «efficace e immediato» fino alla fine. Compresi i Verdi guidati dal vicecancelliere Robert Habeck, titolare del ministero per la Transizione energetica.

Una rivoluzionaria sentenza del Tar di Berlino-Brandeburgo disfa il piano «troppo a lungo di termine» della coalizione Semaforo per recuperare gli obiettivi climatici nel settore dell’edilizia e dei trasporti mancati negli scorsi due anni. Imponendo al cancelliere di correre ai ripari con misure «attuabili fin da subito», come il limite di velocità in autostrada e lo smantellamento del sistema di finanziamento pubblico delle fonti fossili: le due misure più indigeste per il ministro delle Finanze, Christian Lindner, segretario dei liberali.

Dopo lo stop della Corte costituzionale che ha cancellato dal bilancio federale 60 miliardi di euro sversati illegalmente dal salvadanaio anti-pandemia al fondo per la svolta ecologica, l’altolà del tribunale amministrativo di Berlino rappresenta il secondo schiaffo politico per Olaf Scholz.

La sua attuale legge per la protezione del clima non è sufficiente a compensare la mancanza dei target prestabiliti, come rilevava la dettagliata denuncia delle Ong “Deutsche Umwelthilfe” (Duh) e “Bund” accolta in pieno dai giudici distrettuali della capitale.

Per il governo si tratta solo di una sentenza di primo grado appellabile (non fosse altro che per prendere tempo) ma è già il precedente giuridico destinato a cambiare l’interpretazione dei provvedimenti a difesa dell’ambiente in Germania: d’ora in poi la protezione non potrà più essere formale ma dovrà risultare efficace per il clima e basata su misure tempestive.

Jürgen Resch, co-direttore della Duh, festeggia la storica vittoria: «La decisione dei magistrati segna la sconfitta per via giudiziaria dell’attuale norma sulla protezione del clima ma è anche una sonora sberla in faccia al governo per la sua catastrofica politica ambientale. Proprio in vista della conferenza mondiale Scholz avrebbe dovuto dare l’esempio abbassando il limite di velocità a 100 km all’ora sulle autobahn e a 30 nelle città. Ogni anno si risparmierebbero oltre 11 milioni di tonnellate di CO2: un terzo del deficit tedesco degli obiettivi nel settore dei trasporti. Infine bisogna eliminare immediatamente i sussidi dannosi alla mobilità che costano allo Stato più di 30 miliardi annui. Le soluzioni sono sul tavolo da sempre. Il governo Scholz finora le ha ignorate. Con questa sentenza è obbligato ad aprire gli occhi».

Volente o meno. All’orizzonte si staglia netto «l’inizio di un processo di correzione della politica climatica tedesca da parte dei tribunali tedeschi» come prevede il direttore della Duh. Il prossimo febbraio verranno esaminate altre tre cause intentate dalle associazioni ambientaliste contro il governo Scholz. Obiettivo: imporre al cancelliere di varare entro il 2030 misure sufficienti per la protezione del clima in tutti i settori. Alla sbarra, oltre ai trasporti, finisce il ciclo del mattone-green gestito dai soliti calce-struzzi.

«L’edilizia ha mancato i suoi obiettivi climatici tre volte a causa della politica insensata e irresponsabile di Scholz e dei ministri competenti, tra cui Habeck. Ora il tribunale ha stabilito che la Germania si dirige verso l’enorme fallimento dei suoi obiettivi climatici e che servono misure immediate per fermare subito questa deriva» specifica Barbara Metz, co-direttrice della Duh.