Ecco il fatto: la Commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato il ddl sull’autonomia differenziata (tecnicamente ha approvato il mandato al relatore) e stamani incardinerà il ddl sul premierato. Ed ecco i commenti: «un baratto» o uno «scambio» per le opposizioni, «l’attuazione del programma di governo» per la maggioranza.

VEDREMO CHE HANNO ragione sia le opposizioni che il centrodestra, ma intanto è benepartire dal racconto dei fatti. Il ddl sull’Autonomia differenziata, licenziato dalla Commissione, è un testo procedurale ma con molta sostanza politica. Con la riforma del Titolo V approvata dal centrosinistra nel 2001, fu introdotta la possibilità per le singole Regioni di chiedere allo Stato la devoluzione della competenza di una serie di materie, ma mancava una legge che indicasse le procedure; mancanza a cui provvede la legge Calderoli.

Ma per stabilire su quali materie lo Stato può devolvere le proprie competenze ad una Regione, occorre indicare i diritti di cui ogni cittadino della Penisola deve beneficiare, i famosi Livelli essenziali di prestazione (Lep). Inizialmente il ddl Calderoli stabiliva che i Lep fossero decisi dal governo con un Dpcm, e le opposizioni sono riuscite a far approvare emendamenti che invece coinvolgono il Parlamento nella loro definizione.

ALLA BUONA NOTIZIA ne corrisponde una negativa: sui Lep non c’è un euro. Viene esplicitamente affermato con la clausola di invarianza finanziaria per lo Stato. Non è dunque chiaro, quando i Lep saranno definiti, come lo Stato distribuirà le risorse a quelle Regioni che chiederanno una maggiore autonomia, per esempio sulla scuola. E a proposito di scuola, l’altro problema sono proprio le materie che possono essere devolute alle singole Regioni che lo chiedono. Il ddl Calderoli inserisce tra esse «le norme generali sull’istruzione», la «tutela della salute», «alimentazione», ecc. Che rimane dello Stato unitario?

LA CONCLUSIONE DELL’ESAME del ddl sull’Autonomia differenziata apre la strada a quello sul premierato. Questa mattina, infatti, la commissione deciderà l’inizio dell’iter, e la staffetta tra un testo voluto dalla Lega ed uno voluto da Fdi ha spinto le opposizioni (Andrea Giorgis del Pd e Alessandra Maiorino di M5s) a parlare di «scambio» o «baratto».

Che si tratti di uno scambio è evidente da due elementi: la Lega ha preteso che si concludesse l’Autonomia in commissione prima di iniziare il premierato; ma Fdi, prima di incardinare in Aula il ddl Calderoli, attende di vedere come procederà il premierato in Commissione.

La maggioranza ha respinto l’accusa: tanto il presidente della Commissione Alberto Balboni (Fdi) che il ministro Roberto Calderoli hanno affermato che «non si tratta di scambio, ma dell’attuazione del programma di governo che contiene entrambe». Ed anche questo è vero: le opposizioni farebbero dunque bene ad uscire dall’illusione che le divisioni tra Fdi e Lega possano fermare l’approvazione di questi due provvedimenti che stravolgono la Costituzione su due cardini: lo Stato unitario e la Repubblica parlamentare.

Lo ha capito il professore Massimo Villone e il Comitato che ha raccolto le firme per il ddl di iniziativa popolare che riscrive il Titolo V e abroga l’Autonomia differenziata del 2001 proprio per difendere l’unitarietà dello Stato e il godimento di diritti sociali in tutto il Paese. Pd e M5s hanno chiesto che esso vada avanti in Commissione almeno parallelamente al premierato.

DECIDERÀ STAMANI la Commissione anche il suo iter e, benché non ci siano chance di approvazione, servirà a tenere aperto il dibattito pubblico sulla revisione del Titolo V. Giorgia Meloni ha ribadito il suo atteggiamento assertivo sul premierato: «Assicurare governi eletti dal popolo, governi stabili e con un orizzonte di legislatura – ha detto all’assemblea di Confartigianato – è la più potente misura economica che possiamo regalare all’Italia. L’instabilità politica l’abbiamo pagata pesantemente, impedisce di portare avanti progetti di lungo periodo, avere una strategia e dare concretezza ad una precisa visione di sviluppo».

Che poi l’ultimo governo “eletto direttamente dal popolo”, il Berlusconi 2008-2011, ha portato l’Italia sull’orlo del default, si è dimesso da solo aprendo la porta ai successivi anni di instabilità politica poco importa per la coerenza dei discorsi. Salvini gongola per il via libera all’autonomia: «Un altro passo importante per una battaglia storica della Lega». Il Pd con Marco Sarracino annuncia una «opposizione durissima» in aula: «Per noi difendere il sud significa tutelare la coesione e l’unità nazionale».