Secondo Donald Trump è solo «una farsa», ma per la procuratrice generale di New York Letitia James, la causa civile che è cominciata ieri a Manhattan, e che vede il tycoon sul banco degli imputati, è una questione seria e più che fondata.

L’ex presidente è accusato insieme ai figli Eric e Donald Jr, di aver gonfiato per anni il valore del patrimonio immobiliare e finanziario della sua azienda, in modo ottenere prestiti dalle banche per centinaia di milioni di dollari, e di aver ridimensionato notevolmente il loro valore al momento di pagare le tasse. I capi di accusa sono sette e vanno dalla frode alla falsificazione di documenti aziendali e finanziari, con l’aggravante della cospirazione. «Non importa quanto sei potente, non importa quanti soldi tu possa avere, nessuno è al di sopra della legge», ha dichiarato James.
Da parte sua Trump ha definito la procuratrice afroamericana «razzista», e prima dell’inizio del processo ha dichiarato che «Questa è la continuazione della più grande caccia alle streghe di sempre», uno «spettacolo horror». Il giudice del procedimento, Arthur Engoron, è stato invece definito da Trump una «canaglia».
Engoron ha già riconosciuto i Trump “responsabili di frode», e ora si tratta di esaminare le altre accuse e di stabilire l’entità della pena. La procuratrice ha chiesto una sanzione di 250 milioni di dollari che, a suo parere, sono l’equivalente di quanto Trump ha guadagnato illegalmente facendo dichiarazioni finanziarie false.
Fino ad ora il tycoon è entrato nei tribunali per essere accusato, questa è la prima volta che ci entra da imputato, e tutto questo accade a New York, la città dove è nato e dove, anche quando è stato eletto presidente, non ha mai raggiunto nemmeno il 30% delle preferenze.
Ad aspettarlo davanti al tribunale c’era la prevedibile presenza massiccia di media, per un evento che è comunque epocale. In aula l’accusa ha mostrato un video dell’ex avvocato di Trump, l’altrettanto newyorkese Michael Cohen, che per anni è stato il faccendiere del tycoon, che vedeva come un punto di riferimento. Scaricato dall’oggi al domani Cohen ha rilasciato la testimonianza dalla quale ha avuto origine l’inchiesta.
Nel video Cohen ha spiegato che Trump voleva il riconoscimento pubblico dello status di super ricco, e che parte del suo lavoro, così come quello dell’ex direttore finanziario della Trump Organization, Allen Weisselberg, consisteva nel rivedere il valore di ciascuno dei beni dell’ex presidente  per arrivare alla cifra stabilita per poter essere ammessi nella cerchia dei più ricchi.
Mentre il video veniva proiettato Donald Trump era seduto in aula, costretto al silenzio, fissando lo schermo a braccia conserte e potendo solo scuotere la testa in segno di disapprovazione.
Questa è una causa civile e Trump non sarebbe obbligato a presenziare, ma, secondo le voci che circolano, starebbe pensando di presentarsi in aula almeno per tutta la prima settimana di processo, al fine di sfruttare il palcoscenico mediatico gratuito che ne scaturisce  per la sua campagna elettorale.
Mentre  Trump sedeva corrucciato in un’aula di tribunale di New York, a Washington DC la Corte suprema – che ha inaugurato ieri i suoi lavori –  gli regalava una soddisfazione, respingendo una causa che avrebbe potuto impedirgli di correre per le presidenziali 2024 a causa del suo ruolo nell’attacco a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. Il ricorso era stato presentato da uno semisconosciuto candidato Gop, John Anthony Castro, ed era basato sul 14esimo emendamento della Costituzione, in  cui si stabilisce che un funzionario che ha giurato di difendere la carta «deve essere escluso da cariche future se è stato coinvolto in un’insurrezione» contro gli Stati uniti o se «ha dato aiuto» agli insurrezionalisti.