In attesa di vedere, nero su bianco, depositato in Campidoglio il nuovo progetto della cittadella di Tor di Valle, il M5S romano prova a recuperare tempo e credito con un focus, postato sui social network, sull’accordo raggiunto tra la sindaca Virginia Raggi e i proponenti dello stadio della Roma. Il rimpallo di responsabilità tra il governo pentastellato della Capitale e quello dem della Regione Lazio sulla mancata proroga della Conferenza dei servizi evidentemente porta in un vicolo cieco. Non c’è più tempo: la prossima riunione per decidere sulla fattibilità dell’opera a questo punto si terrà ai primi di aprile ed entro il 31 marzo l’Assemblea capitolina dovrà riscrivere la delibera Marino sulla base del progetto rivisitato che i proponenti promettono di inviare al Campidoglio nel giro di pochi giorni.

«LAVORIAMO PER UNO STADIO fatto bene senza speculazioni e colate di cemento – assicura il video #UnoStadioFattoBene postato su Fb dal Movimento romano e ritwittato anche da Raggi – Con l’accordo raggiunto con la As Roma e Eurnova le cubature previste per la realizzazione dello stadio e delle opere annesse vengono dimezzate: 598 mila metri cubi rispetto agli oltre 1,1 milioni previsti dalla giunta Marino. In particolare sono stati tagliati del 60% gli edifici privati e business park ed eliminate le tre torri. Le nuove cubature inoltre rispettano le disposizioni di legge». I pentastellati rivendicano di aver «ottenuto», nella trattativa, un «progetto eco-sostenibile e con tecnologie all’avanguardia». I 18 edifici, ognuno di 7 piani che dovrebbero essere rimasti nel plastico di Parnasi (ma dal video questi dati non emergono) sarebbero, secondo lo spot, «in classe energetica A4, la più alta al mondo».

LA MIGLIORE DIFESA è l’attacco. Perciò la clip insiste sulle colpe dell’ex sindaco che ha criticato Raggi per aver concordato con i proponenti un progetto che non ha, a suo dire, l’interesse pubblico: «La diminuzione delle cubature non inciderà sulle opere pubbliche se non su quelle pensate soltanto per concedere più spazio ai costruttori. Marino aveva destinato 951 mila metri cubi in più rispetto ai 153 mila previsti per il nuovo stadio giustificandoli proprio con una serie di opere pubbliche in gran parte superflue. Pensiamo ai due inutili pontili sul Tevere, al sottopasso di via D’Asti e al prolungamento della metro B. In quest’ultimo caso abbiamo preferito puntare sul potenziamento della Roma Lido, perché lo sdoppiamento della metro avrebbe comportato il raddoppio dei tempi di attesa dei treni nella parte successiva alla biforcazione, come avviene già oggi sul tratto piazza Bologna-Conca d’Oro».

E ancora: «La via del Mare sarà migliorata dal Gra fino a Marconi e non solo fino a Tor di Valle come prevedeva il vecchio progetto. Sarà inoltre realizzato il ponte pedonale e ciclabile per collegare la zona con la stazione Magliana della ferrovia FL1. Verrà realizzato un ponte sul Tevere ma non necessariamente quello previsto dal progetto della Roma. Secondo gli studi e le simulazioni con massimo carico realizzate dagli uffici del Comune un’unica struttura sarà sufficiente allo sgravio del traffico della zona. Per questo al momento stiamo valutando di investire sulla realizzazione del Ponte dei Congressi già in parte finanziato dal Cipe».

DALLA SETTIMANA PROSSIMA, quando è prevista la sostituzione dell’ex assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, forse saranno più chiari i criteri di scelta. Certo è che le canoe che Grillo pensava di consegnare ai tifosi insieme al biglietto d’ingresso per lo stadio (battuta del leader quando escludeva la possibilità di cementificare l’area di Tor di Valle) non occorrono più. «Nessun rischio idrogeologico – assicura il video – prima si interverrà con opere di messa in sicurezza e soltanto dopo si potrà costruire. Il quartiere di Decima e tutta la zona di Tor di Valle saranno dunque protetti dal rischio esondazione con la sistemazione del fosso di Valleranno. Solo dopo si lavorerà allo stadio. Inoltre è stata aggiunta un’idrovora al servizio dell’area per la raccolta della acque piovane».