Mentre il tempo delle bombe sul cielo di Kiev non trova tregua, il tempo della pace sembra sospeso su un tavolo di trattative che, come nelle tradizioni più arcaiche, si svolge su confini tracciati da un corso d’acqua: il fiume Pripyat tra due sponde – una aggredita e invasa, l’altra a tutti gli effetti integrata alla strategia del “grande impero”: Ucraina e Bielorussia. Con un Referendum, che lascia non pochi dubbi, il 27 febbraio il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha ottenuto l’autorizzazione al dispiegarsi di armi nucleari russe nel proprio Paese, la rinuncia alla condizione di “territorio denuclearizzato” e visto accrescere ulteriormente il proprio potere. Ma qual è l’umore dell’opinione del popolo bielorusso? Come prende posizione? Ne abbiamo parlato con Sasha Zeliankevich, artista visiva andata via nel 2001 da Minsk con cui mantiene forti legami di storia personale e politica.

 

Sasha, anzitutto come viene vissuta in Bielorussia la guerra?
Come un dramma: siamo coinvolti in una guerra assurda contro la nostra volontà. Oggi il mio Paese è considerato l’aggressore mentre il popolo sta vivendo sotto l’occupazione del dittatore autoproclamato che non siamo mai riusciti a sconfiggere. Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha mantenuto il potere proprio grazie al sostegno di Putin, di cui sostiene l’aggressione, i militari russi stanno entrando in Ucraina anche dalla frontiera bielorussa, ma in realtà la stessa Bielorussia può considerarsi occupata. Per noi bielorussi è assolutamente inconcepibile pensare che si possa attaccare l’Ucraina. Quando noi fuggivamo dal regime di Lukashenko, siamo stati appoggiati dal popolo ucraino. A Kiev vivono moltissimi bielorussi. Sono felice di aver visto la mia amata Minsk piena di persone con bandiere ucraine a protestare contro questa assurdità. Vorrei sottolineare che quelle persone vivono nella paura e rischiano seriamente: solo a Minsk sono state arrestate circa 800 persone.

 

Eppure, nel referendum del 27 febbraio, più del 65% dei bielorussi avrebbe detto si al referendum offrendo una base alle strategie nucleari russe. Uso il condizionale…
Q
uesto “referendum” assomiglia molto alle “elezioni” del 2020. Metto queste parole tra virgolette perché in Bielorussia le elezioni non esistono. Per intenderci, nel 2020, secondo i dati ufficiali, l’affluenza avrebbe superato il 120%.

 

E il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si era opposto a intavolare le trattative in territorio bielorusso
Certo, la Bielorussia non è piazza pacifica né neutrale e Lukashenko è palesemente alleato con l’aggressore. In Bielorussia ci sono 1077 prigionieri politici (solo quelli riconosciuti ufficialmente), non esistono sindacati né media indipendenti, tutte le organizzazioni sociali sono considerate estremiste e interamente distrutte dal regime. Si può finire in carcere per aver condiviso una notizia, come una coppia di giovani arrestata perché si scambiava notizie via telegram.

 

Oltretutto Lukashenko più di una volta si è lasciato andare a dichiarazioni filonaziste
Noi bielorussi all’inizio non prendevamo sul serio le dichiarazioni di Lukashenko, ovviamente sbagliando. È sempre stato considerato un rozzo, uno che sparava battute sciocche. Veniva spesso preso in giro, nessuno ne sospettava il pericolo. Abbiamo vissuto per anni in una sorta di “immigrazione interiore” e abbiamo cresciuto un mostro in casa. Molti lo vedevano come un buffone, altri come chi tiene il Paese in ordine: strade pulite, fabbriche funzionanti, pensioni misere, ma pagate regolarmente. Lukashenko, rivolgendosi al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha detto in maniera dispregiativa “cosa vuole questo ebreo” per poi ricordarsi degli ebrei sterminati durante la Seconda guerra mondiale e i villaggi bruciati dai collaborazionisti. Stiamo assistendo ad uno spettacolo assurdo. Chi tortura il proprio popolo nelle carceri, dà del nazista ad un ebreo e chi sta bombardando la popolazione innocente in Ucraina si dichiara liberatore del popolo dal regime nazista.

 

Lukashenko ha dichiarato che le sanzioni alla Russia possono spingerci verso la terza guerra mondiale. Stiamo nuovamente sottovalutando le sue dichiarazioni?
Credo di si. La storia si sta ripetendo. Penso che siamo veramente in pericolo. Se cerchiamo di ragionare dal punto di vista logico, possiamo sbagliare perché bisognerebbe entrare nella testa di un folle. Prima del 23 febbraio pochi pensavano che Putin avrebbe davvero attaccato l’Ucraina. Da parte mia posso solo ipotizzare che il vero obiettivo non sia l’Ucraina.

 

Qual è, secondo te, il vero obiettivo?
Provando ad entrare nella testa di un folle, analizzando casi simili nella storia, penso che il suo scopo potrebbe andare ben oltre i confini dell’Ucraina. Basterebbe farsi un po’ di coraggio e ascoltare la retorica dei canali TV ufficiali russi. “L’Europa non esisterà più” o “acquistate il rublo russo perché il dollaro e l’euro spariranno”: queste sono solo alcune delle citazioni.