«Pisapia è in campo». La certezza che si candidi ancora non c’è, ma al Nazareno sono convinti che alla fine lo farà, archiviando quel «non cerco poltrone» scandito sin da luglio. L’ex sindaco di Milano, ieri a Roma per partecipare alla trasmissione Cartabianca (Raitre), ha riunito i suoi per fare il punto sulla trattativa in corso con il Pd. Fassino ha offerto qualche ritocco al jobs act (non all’art.18), l’allargamento della cassa integrazione, l’approvazione del biotestamento. Quanto al superticket, la riduzione della quota fissa sulla ricetta con una dotazione di 60 milioni annui scatena le proteste di Mdp («una presa in giro», per la capogruppo al senato Guerra).

MA SUL CORE BUSINESS del tavolo le posizioni sono ancora distanti: per Campo progressista è lo ius soli la carta vincente per dimostrare di aver inciso sull’agenda del Pd. Dal Nazareno però le perplessità sono molte: la fiducia su quel provvedimento rischierebbe di far saltare la maggioranza subito prima del voto, non un bel biglietto da visita per le urne. Anche perché con il Pd sarà coalizzata anche la lista dei «Moderati» (attenti però a non plagiare il simbolo di Giacomo Portas, che li ha già messi in guardia). Fra loro ci sarà Angelino Alfano, anche se costretto dai ripetuti insuccessi a cedere la prima fila alla ministra Lorenzin. «E dovremmo coalizzarci con chi che non ci dà i numeri per approvare lo ius soli neanche nella prossima legislatura?», è il ragionamento. I negoziatori hanno spiegato a Fassino che la lista arancione farà «la sinistra». Per questo sono d’accordo con l’idea della radicale (italiana) Emma Bonino di correre in liste separate: d’accordo con lei sui diritti, le distanze si allargano sui temi economici ed europei.

L’APPROVAZIONE DELLO IUS SOLI non è l’unico scoglio nella rotta di avvicinamento. Resta quello della leadership. Bocciata l’idea di un «garante dell’alleanza» avanzata da Pisapia (Renzi ha fatto sapere che non si fa «commissariare»), l’ex sindaco spera ancora che il leader dem conceda ad altri lo scettro del comando. Per esempio il premier Gentiloni. I deputati di Cp (il numero è ballerino) si apprestano a votare sì alla manovra. «L’approvazione del pacchetto di provvedimenti sociali è importante, anche se c’è ancora da approfondire. Ma il Pd deve capire che lo ius soli è un tema qualificante per la dignità della persona e anche per una campagna elettorale coraggiosa e di sinistra » , spiega Massimiliano Smeriglio.

SAREBBE ANCHE UNA CARTA per convincere Laura Boldrini. In queste ore la presidente della camera è al centro di un tiro alla fune fra Cp e Mdp. Per blandirla c’è chi ha fatto circolare l’ipotesi della scritta «Per Boldrini» nel simbolo della lista apparentata con il Pd. Ipotesi smentita ufficiosamente («Il leader è Pisapia») ma che l’ha convinta a comunicare che «farà conoscere le sue scelte» solo dopo la fine dell’esame della manovra. Fin lì «si atterrà esclusivamente ai suoi doveri istituzionali».

LA DITTA MDP&SI dà per certo che lei sarà al fianco di Piero Grasso. Ieri il presidente del senato ha incontrato i tre della ’cosa’ di sinistra, Speranza, Fratoianni e Civati. Lo hanno trovato «determinatissimo». Alla lancio della lista, il 3 dicembre a Roma, ci sarà. Ora si lavora ad allargare gli interventi ai civici e alla parte sinistra del «popolo del No» che un anno fa ha vinto il referendum. Che però in quello stesso giorno si è dato appuntamento a Firenze al seminario di Libertà e Giustizia dove sono chiamati a raccolta i costituzionalisti che più si sono spesi per quella battaglia.

PER QUEL GIORNO non sarà ancora pronto il simbolo della lista. Ci sarà solo il nome: potrebbe chiamarsi «Liberi e uguali», o «Libertà ed eguaglianza». Ma c’è una controindicazione: assomiglia troppo a «Libertà uguale», corrente liberal veltronian-migliorista del Pd che proprio il 3 si riunisce a Orvieto. Che ironizza e prende le distanze. Ma il costituzionalista Stefano Ceccanti, che ne è vicepresidente, «gentilmente» avvisa: «Ovviamente se si tentasse di impadronirsi del nome ci sarebbero conseguenze».