Sono proseguite anche ieri le scorribande dei coloni israeliani in alcuni villaggi palestinesi a scopo punitivo dopo l’uccisione di quattro israeliani compiuta da due militanti del movimento islamico Hamas a inizio settimana in una stazione di servizio presso l’insediamento coloniale di Eli, in Cisgiordania. Lunedì una incursione dell’esercito israeliano aveva fatto 7 morti palestinesi nella città di Jenin.

Ieri è stato preso di mira il villaggio di Jaloud, tra Ramallah e Nablus, dove decine di coloni hanno attaccato o tentato di attaccare abitazioni civili e dar fuoco ad automobili, così come era avvenuto mercoledì a Turmusaya dove sono state date alle fiamme 15 case e 20 auto. La popolazione locale ha reagito ed è riuscita ad allontanare i coloni. L’esercito israeliano non è intervenuto.

A Turmusaya mercoledì è stato ucciso un giovane. Ferite altri tre palestinesi a colpi d’arma da fuoco sparati con ogni probabilità dalla guardia di frontiera, un corpo paramilitare della polizia israeliana.

Ad Urif, il villaggio dove vivevano i due palestinesi responsabili dell’uccisione dei quattro israeliani, i coloni tra mercoledì sera e ieri mattina, hanno compiuto attacchi lanciando bottiglie incendiarie anche contro una scuola e una moschea dove poi hanno distrutto copie del Corano.

Questi ultimi raid hanno ricordato quello compiuto a fine febbraio da 400 coloni, giunti da diversi insediamenti nella Cisgiordania occupata, contro Huwara (Nablus), anche in quel caso dopo l’uccisione di un israeliano. Furono incendiate decine di abitazioni e oltre cento automobili. Un palestinese fu ucciso nel vicino villaggio Luban Sharqieh. Allora, come in questi ultimi giorni, il premier israeliano Netanyahu e il ministro della difesa Yoav Gallant hanno esortato i coloni a interrompere questi attacchi. L’esercito israeliano però raramente è intervenuto a difesa dei villaggi. Piuttosto i militari proteggono i coloni da possibili reazioni palestinesi, non esitando ad aprire il fuoco.