Continuano le tensioni tra Polonia e Ungheria nonostante qualche segnale di schiarita diplomatica. «Voglio dire al presidente Zelensky di non insultare mai più i polacchi, come ha fatto di recente durante il suo discorso all’Onu», aveva dichiarato venerdì sera il premier polacco Morawiecki all’agenzia di stampa Pap. Non a caso la dichiarazione è arrivata durante un comizio elettorale a Swidnik, una cittadina nel sud-est della Polonia, dove vengono assemblati anche alcuni elicotteri militari dell’italiana Leonardo.

LO STOP alla fornitura di armi all’esercito ucraino è una delle mosse su cui la destra populista di Diritto e giustizia (Pis) ha puntato di recente per ingraziarsi l’elettorato ucrainofobo in vista delle politiche in programma il prossimo 15 ottobre. Nel corso di una settimana zeppa di tensioni sull’asse Varsavia-Kiev, il governo targato Pis ha rivelato che non invierà più armi all’Ucraina. Come c’era da aspettarselo Mosca gongola: «Le divisioni tra Kiev e le altri capitali europee sono destinate a essere sempre più grandi», ha commentato così l’annuncio di Morawiecki il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Certo, questo non significa che la Polonia non passerà più munizioni all’Ucraina, né tantomeno che Varsavia smetterà di sostenere Kiev in sede Nato.

IL PRIMO MINISTRO polacco ha affermato che il Paese sulla Vistola deve concentrarsi sulla modernizzazione del proprio esercito precisando anche che l’hub logistico di Rzeszów – anch’esso situato nella zona sudorientale del Paese – continuerà ad essere utilizzato per il trasporto oltreconfine di forniture provenienti dagli altri paesi che sostengono militarmente l’Ucraina. Eppure, l’annuncio a sorpresa del governo polacco, ha lasciato la comunità internazionale di stucco visto che negli ultimi mesi il governo Morawiecki si era schierato in prima fila per convincere gli altri paesi dell’Alleanza atlantica a inviare tank Abrams e vari caccia da combattimento a Zelensky. Ecco allora che la “ritorsione di facciata” orchestrata dal Pis, in risposta alle accuse non troppo velate dell’Ucraina in sede Onu nei confronti di Varsavia, per il blocco imposto al transito del graino ucraino sul proprio territorio, non sarebbe altro che mera propaganda elettorale.

GLI SPIN DOCTOR del Pis sperano con questa mossa di accaparrarsi alcuni dei voti destinati ai ruralisti del Partito Popolare Polacco (Psl), oppure ai sostenitori ucrainofobi della destra radicale di Konfederacja (Confederazione). E se il ministro degli Esteri polacco, Zbigniew Rau ha garantito che la politica della Polonia nei confronti dell’Ucraina non cambierà, qualcosa dovrà pur esserci di vero nelle sue dichiarazioni. A fari spenti, Varsavia e Kiev stanno lavorando ad una soluzione per consentire il via libera ai treni carichi di grano bloccati alla frontiera tra i due stati. Ma al governo polacco non sembra essere andata particolarmente giù la procedura di reclamo contro Polonia, Ungheria e Slovacchia avviata dall’Ucraina presso l’Organizzazione mondiale del commercio. La Commissione europea ha deciso di non estendere le restrizioni all’importazione del grano di Kiev, in vigore fino allo scorso 15 settembre, scatenando le ire dei paesi del Gruppo di Visegrád che si sono sentiti isolati.

SE KIEV decidesse di andare avanti con tale pratica allora i governi dei rispetti paesi Ue potrebbero mettere il veto all’erogazione del mega pacchetto di aiuti all’Ucraina da 20 miliardi di euro al quale Bruxelles sta lavorando da mesi con tutti gli stati membri. Un timore che potrebbe prendere maggiore forza nel caso in cui gli euroscettici di Smer dovessero uscire vincitori domani alle urne in Slovacchia dalle consultazioni parlamentari anticipate.