Lo tsunami annunciato – temuto dalla Lega ma anche dalla premier Giorgia Meloni per gli effetti destabilizzanti che avrebbe potuto avere sulla maggioranza di governo – non si è verificato. Ma i rapporti di forza in Lombardia sono in ogni caso cambiati e Romano La Russa, fratello d’Italia e fratello di Ignazio, noto per i suoi saluti (romani anche quelli), prova a passare subito all’incasso: «La regione sarà non più a trazione leghista ed è ovvio che rispetto al passato ci sarà un peso diverso del nostro partito. Questo non vuole dire che decideremo quello che vorremo, ma indubbiamente, ogni decisione o provvedimento difficilmente lo si potrà fare senza il consenso di Fratelli d’Italia, come prima era con la Lega e ancora prima con Forza Italia».

E «finalmente anche il Lombardia ci sarà un po’ di destra», aggiunge La Russa che evidentemente considera gli alleati un po’ troppo di sinistra. Il che per prima cosa si traduce in otto o nove assessorati (su 16 totali) di peso a FdI – tra i quali trasporti, agricoltura, ambiente, bilancio e territorio – la vicepresidenza della regione allo stesso Romano La Russa e a FdI anche la presidenza del consiglio regionale. Mentre al welfare potrebbe restare Guido Bertolaso.

Romano La Russa
La regione sarà non più a trazione leghista. Ogni decisione o provvedimento difficilmente lo si potrà fare senza il consenso di Fratelli d’Italia

IL RIELETTO PRESIDENTE, il leghista Attilio Fontana, prevede che la nuova giunta verrà formata «nel giro di due, massimo tre settimane» (considerati i tempi tecnici dovrebbe arrivare a metà marzo), e, forte di una riconferma attesa ma con un risultato oltre le aspettative, cerca di contenere il pressing di FdI sostenendo che negli ultimi 5 anni «abbiamo governato senza che alcun partito che aveva il maggior numero di voti prevaricasse sugli altri» e che lui è «il presidente dei lombardi, non dei partiti». Il leader della Lega Matteo Salvini, fresco di incontro con il governatore, tira un sospiro di sollievo e ribadisce il concetto: la giunta Fontana «è sempre stata equilibrata e continuerà ad esserlo».

La Lega recupera posizioni su FdI rispetto alle politiche, è il secondo partito con il 16,5% (FdI è appena sopra il 25%) e la lista del presidente Fontana porta a casa il 6%. La Lega dunque Dovrebbe ottenere quattro o cinque deleghe, due andrebbero alla civica del presidente, due a Forza Italia (al 7,23%), e una a Noi moderati (1,17%) che ha eletto un consigliere. Il gruppo di Fratelli d’Italia passa dai tre consiglieri del 2018 a 22, la Lega dimezza gli eletti, da 28 a 14, Forza Italia passa da 14 a 6 e la lista civica di Fontana da 1 a 5.

SUL VERSANTE degli sconfitti, Pierfrancesco Majorino definisce quella con la quale si è misurato una «missione impossibile». Ma il candidato di Ps, 5 Stelle e Avs è primo non solo a Milano ma anche a Brescia e Bergamo. A Milano Majorino ottiene il 46,8% contro il 37,69% di Fontana, il 13,83% di Letizia Moratti e l’1,64% di Mara Ghidorzi, candidata di Unione popolare. Il Pd è primo partito col 27,71% contro il 20,5% di Fratelli d’Italia.

PER QUANTO RIGUARDA infine gli eletti in consiglio regionale, tra i grandi esclusi figurano il virologo e direttore dell’istituto ortopedico Galeazzi di Milano Fabrizio Pregliasco, candidato nella lista Majorino presidente, e il forzista Giulio Gallera, l’assessore alla sanità della giunta Fontana che nel pieno della crisi Covid per le troppe gaffe fu sostituito da Letizia Moratti. Vittorio Feltri, eletto con Fdi, sarà il consigliere più anziano e come tale dovrà presiedere la prima seduta del consiglio regionale. Il più votato in tutta la regione, con 35.761 preferenze, è il dem sindaco di Brescia Emilio Del Bono. Eletto anche Luca Paladini, fondatore e portavoce dei Sentinelli. Su ottanta consiglieri regionali eletti le donne sono poco più di un quarto: 22.