«Ciao Bologna, sono cresciuta su questo palco, ho imparato tanto da voi». Elly Schlein quasi si commuove al debutto da segretaria sul palco della festa dell’Unità nella sua città d’adozione. L’ultima festa allo storico Parco Nord, dopo cinquant’anni. Chiama per nome tanti presenti in platea, ricordando cose le hanno insegnato, a partire dallo storico leader del movimento lgbtq Franco Grillini. È la situazione migliore per festeggiare i sei mesi da leader del Pd, che scadono il 26 agosto.

Ad accoglierla una ampia folla, la sala dibattiti dedicata al presidente cileno Salvador Allende è gremita, gli applausi scroscianti. Col popolo dem di Bologna il feeling è fortissimo, sul palco con lei il sindaco Matteo Lepore (che l’ha sostenuta al congresso), la giovane segreteria provinciale Federica Mazzoni («Finalmente con Elly abbiamo una linea chiara») e quello regionale Luigi Tosiani, vicinissimo a Bonaccini. Che dice: «Fino a pochi mesi fa ci si chiedeva se il Pd avesse esaurito la spinta propulsiva. Oggi possiamo dire che la stagione delle liti e delle divisioni è finita. Ed è anche merito di chi è alla guida».

Parole pesanti, che vengono confermate dalla presenza in prima fila di Andrea De Maria, uno dei parlamentari più vicini al governatore emiliano. Segno che, almeno da queste parti, la leadership di Schlein è ormai totalmente metabolizzata. Come dimostrano i selfie, gli applausi dei partigiani dell’Anpi, le tante donne che si avvicinano per sottoporle un problema.

Lei appare tonificata dall’«estate militante» che lanciò a giugno tra mille dubbi dei compagni di partito. E invece sul salario minimo «siamo noi a dettare l’agenda», ricorda Lepore, le opposizioni si sono riunite e, soprattutto, il governo ha meno respiro di qualche mese fa. «Ci prepariamo a un autunno di lotta, aòll’insegna di ragione e sentimento, questo primo anno di Meloni è stato orribile». Dal palco di casa, Schlein mena contro il governo senza un istante di pausa. Sui migranti, «Non ci arrendiamo a diventare un paese disumano, il governo aiuti i sindaci e la smetta con lo scaricabarile».

Sui fondi che mancano per gli alluvionati, e soprattutto sulla sanità: «Non tollereremo altri tagli alla salute pubblica o privatizzazioni», grida ai militanti dem. Bordate al ministro-cognato Lollobrigida, che ieri ha spiegato come i poveri «mangino meglio dei ricchi». «Ma questo dove vive? Con lui non c’è neppure bisogno di una parodia, Mi domando se hanno mai conosciuto la povertà. Il governo Meloni cerca di passare alla storia per essere il governo che rende i poveri più poveri con un sms. Non è un caso, è un disegno. La povertà è frutto di politiche sbagliate che vanno invertite Loro invece vogliono farla passare come una colpa delle singole persone».

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Altre bordate ai tanti che, a destra, cercano di «riscrivere la storia» della strage di Bologna, nonostante le sentenze antiche e recenti: «Una strage fascista figlia di un disegno eversivo», dice la segretaria. «Chi non riesce a dirlo è inadeguato a ricoprire un ruolo istituzionale». Durissimo anche Lepore che ricorda come «dire cose razziste non è libertà di pensiero», in riferimento al caso del libro del generale Vannacci. Lepore incalza la platea: «Qualcuno riesce a ricordare qualcosa di concreto fatto dal governo Meloni? La risposta è che sono riusciti solo tagliare il reddito di cittadinanza e i soldi ai Comuni».

Sui mancati ristori per l’alluvione in Romagna i toni si alzano. «La destra di governo non vuole la ricostruzione, vuole prendersi l’Emilia Romagna», l’attacco di Tosiani che parla di una «battaglia politica indecorosa giocata sulla pelle degli alluvionati» e chiama la piazza «per chiedere ciò che è giusto per i cittadini che non ce la fanno più». Schlein accoglie l’invito: «Siamo pronti a mobilitarci accanto ai sindaci, imprese, agricoltori e famiglie che ancora, dopo oltre tre mesi, non hanno ancora visto i ristori promessi. Ci sono state tante passerelle e tante interviste, ma nessuna concretezza».

L’occasione è ghiotta per un elogio all’ex rivale Bonaccini che «si spende ogni giorno per questa regione». Via libera dalla leader anche alla legge regionale che prevede un incremento del fondo sanitario nazionale di 4 miliardi l’anno, con l’obiettivo di attestare lo stesso fondo al 7,5% del Pil. Un modo per fare pressione sul governo, anche con una raccolta firme.

Dopo il taglio del nastro, Schlein partecipa al primo dibattito con Paola e Claudio Regeni. «Il governo deve fare di più. La ragione di Stato non può venire prima dei diritti umani, altrimenti si tradisce la Costituzione. Tanti di noi portano ancora al polso dal 2016, dopo l’uccisione di Giulio, il braccialetto giallo, segno che non molleremo nella richieste di piena luce, verità e giustizia».