Dentro o fuori i cancelli dell’ex base militare Silvestri, la «marcia della dignità» fissa un punto di non ritorno per i migranti in Veneto. È la dignità umana da mantenere, al di là della propaganda di carta vetrata. Nel week end, almeno, lo staff della prefettura di Venezia ha aggiornato il censimento dei rifugiati ospiti nella struttura di Conetta, la frazione che conta appena 152 residenti. I protagonisti dell’esodo della scorsa settimana risultano complessivamente 248, mentre all’interno dei cancelli ne erano rimasti altri 871. Così si sono riaccesi i riflettori a Nord Est. Le statistiche ufficiali depositate a Montecitorio contabilizzavano all’inizio dell’anno in Veneto. 2.770 migranti nei tre «centri operativi di prima accoglienza», di cui 1.234 nella sola Conetta. La regione garantiva altre 5986 «strutture temporanee» con 9.847 posti ma 10.448 presenze. Infine, i minori non accompagnati: 535 seguiti dai progetti Sprar che contavano 654 posti.

E ADESSO è davvero «emergenza», perché il muro dell’indifferenza non regge più. A gennaio era morta tragicamente Sandrine Bakayoko, 25 anni, ivoriana. Poi è toccato a Salif Traore, 35 anni, anche lui in fuga dalla Costa d’Avorio, travolto in bici sull’argine mentre cercava di raggiungere gli altri in cammino verso Codevigo.

Due lutti che accompagnano non solo chi si è stancato di «essere trattato come le bestie» o «sopravvivere da quasi due anni senza documenti né prospettive», ma che hanno costretto tutti a fare sul serio i conti con l’ingestibilità di Conetta. Di sicuro la soluzione alternativa non può essere l’ex caserma di Treviso: tant’è che chi era stato sbarcato dai bus ha rifiutato il trasferimento. Anche un’altra ventina di migranti ha scelto di rientrare da Mira e Oriago. Ieri mattina, però, la “marcia” è ripartita alla spicciolata da Conetta. I migranti si sono messi in cammino «scortati» dalle forze dell’ordine. E molti altri hanno lasciato alle spalle i cancelli, fermi nella zona di via Rottanova, scrutando verso piazza Dante al centro della frazione.

UNA SITUAZIONE FLUIDA, mentre divampa la polemica. Il patriarca Francesco Moraglia – come il vescovo di Padova, Claudio Cipolla – ha spalancato chiese e strutture parrocchiali. Di qui lo striscione d’odio che Forza Nuova ha appeso in piazza san Marco: «Giuda, l’euro il tuo dio». E la coop Edeco (che fa capo a Sara Felpati e Simone Borile, moglie e marito già indagati in più fascicoli dalle Procure di Rovigo e Padova) prova a scaricare tutto sugli amministratori locali. Il sindaco di Cona, Alberto Panfilio, replica: «Accoglienza più decente? Servivano altre soluzioni in tutti questi mesi. Il ministro Minniti si è già impegnato a non autorizzare i prefabbricati. Piuttosto c’è da chiedersi: la convenzione con Edeco non è scaduta? Perché sono ancora lì?».

MA NELLE PIEGHE di tante pagine di cronaca brilla la notizia che scalda i cuori. Sara e Keita, entrambi di 23 anni, con la loro bambina di un anno. Un amore, e il matrimonio in municipio, sbocciato proprio a Conetta: «Si sono conosciuti tra le tende e la mensa, lui giovane malese in fuga, lei operatrice della coop. Giovani, felici e innamoratissimi. Hanno deciso di continuare a vivere a Cona» racconta Gloria Bertasi del Corriere del Veneto.

INTANTO, giovedì è prevista la visita della delegazione parlamentare composta da Giulio Marco (Si), Michele Mognato e Davide Zoggia (Mdp) insieme a Gianfranco Bettin e altri firmatari dell’appello lanciato dalla «società civile veneziana» a sostegno della marcia che, prima o poi, potrebbe davvero arrivare fino a Venezia.