La rottura confederale che portò allo sciopero generale dello scorso dicembre di Cgil e Uil si compì sul giudizio sulla legge di Bilancio del governo Draghi. E servirono molti mesi per ricomporla, fino alla richiesta unitaria di incontro con Giorgia Meloni.

Forse sarà perché la prima manovra del governo di destra è molto simile a quella di Draghi, ma le divisioni confederali si ripropongono ora. Senza neanche aspettare il testo definitivo, il primo leader sindacale a commentare la legge di Bilancio è Luigi Sbarra con parole fin troppo positive: «È apprezzabile – afferma – lo sforzo sul versante della tutela di lavoratori, famiglie e sistema produttivo, in particolare come sollecitato dalla Cisl l’innalzamento della soglia Isee per gli sconti in bolletta, l’alleggerimento del cuneo sul lato lavoro, l’ulteriore detassazione degli accordi di produttività e l’incremento del prelievo sugli extraprofitti. Bene anche gli incentivi per la stabilizzazione e le nuove assunzioni di donne e giovani, la piena rivalutazione delle pensioni delle fasce basse e l’aumento di quelle minime e l’intervento di calmieramento sui beni essenziali». Per il leader Cisl addirittura «è fondamentale aver disinnescato per il 2023 lo scalone della Legge Fornero», anche se arriva quanto meno una «condizione»: «che parta subito il confronto tra governo e sindacato per una riforma nel segno dell’equità».

Parole che, c’è da scommetterci, saranno ben diverse da quelle di Landini e Bombardieri, ieri silenti in attesa dei testi definitivi.