Stava facendo un sopralluogo in un cantiere in via di Portonaccio, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, quando è stato raggiunto da un gruppo di abitanti del quartiere che gli hanno manifestato le loro preoccupazioni per le sorti del lago naturale dell’ex-Snia, sorto spontaneamente da una sorgente sotterranea in mezzo ai ruderi di una speculazione edilizia e negli ultimi anni assorto a simbolo della città che combatte e si riprende i propri spazi pubblici.

Quel lago adesso è minacciato da un permesso a costruire rilasciato dagli uffici del Comune nei terreni adiacenti. Si è parlato di un hub della logistica, in un quadrante di Roma che è diventato strategico per il settore, ma c’è chi sospetta che si vogliano addirittura usare i fondi per gli studentati per dipingere di uso sociale una cementificazione e scopo abitativo: spazi in affitto a prezzi di mercato più che servizi.

Gualtieri, va detto, non si è sottratto al confronto. «Questa parte qui non la tocca nessuno – ha assicurato quando si trovava sulle sponde del lago, indicando l’area adiacente lo specchio d’acqua – Sull’altra invece, c’è una situazione molto complicata: bisognerà capire quale sarà la soluzione migliore». «Stiamo cercando di trovare la soluzione più green possibile ma quella non è una nostra area, è un’area privata», ha proseguito. I comitati chiedono che si passi agli espropri e lavorano a un progetto di parco archeologico naturalistico. E quindi a una «foresta urbana», come ce ne sono in diverse capitali europee.

«Stiamo aggiornando il Piano clima perché il verde non è equamente distribuito a Roma – ha spiegato Gualtieri – Stiamo lavorando su questo con impegno e determinazione anche per vincere il bando europeo per la riforestazione contro le isole di calore». «Questa vicenda rappresenta inequivocabilmente una cartina tornasole per il perseguimento degli obiettivi sul Clima, che sono stati illustrati come prioritari per il Campidoglio – dicono dal Forum permanente del Parco delle energie – Dopo che la Regione Lazio capitanata da Rocca ha affossato la possibilità di allargare la tutela ambientale all’intero perimetro della vecchia fabbrica, non rimane che espropriare le sue rovine per la realizzazione di un grande parco archeologico naturalistico atteso da trenta anni. Il Forum, insieme a migliaia di abitanti e comitati, si impegnerà per determinare le scelte politiche della maggioranza di centro-sinistra sul futuro ecologico di Roma a partire da questa lotta».