Alla fine siederanno tutti vicini sul Palco Reale, ma mai così distanti idealmente. Beppe Sala e Lilliana Segre da una parte, Ignazio La Russa e Matteo Salvini dall’altra. La polemica sui posti per la Prima della Scala è durata solo alcune ore ma racconta tutta la distanza politica che c’è tra Milano e il governo Meloni. Ancora verso tardo pomeriggio sembrava che, per la prima volta, sul Palco Reale ci sarebbero stati solo esponenti della maggioranza di governo e della destra, assente anche il sindaco di Milano che è il presidente del Teatro alla Scala.

IL MOTIVO RUOTAVA attorno alla senatrice a vita Lilliana Segre che aveva fatto sapere di volersi sedere in platea, silenziosamente lontana dal Palco Reale dove erano invece confermati il presidente del Senato Ignazio La Russa, il vicepremier Matteo Salvini, la ministra per le Riforme Istituzionali Elisabetta Casellati, il ministro della Cultura Giuliano Sangennaro e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Il sindaco di Milano Beppe Sala faceva così sapere di volersi sedere in platea vicino alla senatrice a vita. «Per me in questo momento il messaggio politico è la vicinanza con la senatrice Segre, che vuol dire tante cose. Vuol dire quello che lei ha dato a Milano, vuol dire riflettere sulla tragedia che sta succedendo in Medio Oriente» diceva Sala ancora a metà pomeriggio. Poi le telefonate con Ignazio La Russa e la ricucitura. Così ad assistere al Don Carlo di Giuseppe Verdi nella prima fila del Palco Reale ci saranno il presidente del Senato Ignazio La Russa con la moglie Laura De Cicco, Lilliana Segre con la figlia Federica Belli Paci e il sindaco e presidente del Teatro Beppe Sala con la compagna Chiara Bazzoli. Dietro i ministri e gli altri rappresentanti istituzionali. Assenti annunciati il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del consiglio Giorgia Meloni, quest’ultima nonostante la sua presenza a Milano la mattina alla Fiera e a pranzo con 500 poveri seguiti dalla fondazione Progetto Arca.

IERI MATTINA a mettere il carico da 90 sulla vigilia della Prima era stata la rappresentanza sindacale del teatro della Cgil insieme alla sezione Anpi Scala con un comunicato dal titolo inequivocabile: «I fascisti non sono graditi al Teatro alla Scala». Senza mai nominarlo esplicitamente il riferimento era a Ignazio La Russa. «Abbiamo appreso con rammarico che il presidente della Repubblica non potrà quest’anno presenziare all’inaugurazione della stagione scaligera. Come ogni anno avremmo volentieri portato i saluti di tutti i lavoratori e le lavoratrici del teatro alla più alta carica dello Stato» è scritto nel comunicato firmato dalla Rsa della Slc Cgil e Anpi Scala. «Non parteciperemo invece ad alcun cerimoniale di saluto istituzionale rivolto a chi non ha mai condannato il fascismo, le sue guerre coloniali, l’alleanza e la sudditanza al nazismo che ha generato leggi razziali e tanto lutto e miseria al popolo italiano». Tradotto: niente stretta di mano a Ignazio La Russa.

CONSUETUDINE VOLEVA che durante l’intervallo la massima autorità presente nel teatro, solitamente il presidente della Repubblica, scendesse nel camerino del direttore d’orchestra alla presenza anche di una delegazione dei lavoratori per uno scambio di saluti. Quest’anno in assenza del presidente Mattarella sarebbe toccato alla seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa. Senza presidente della Repubblica sarebbe potuta saltare anche la consuetudine di suonare l’inno nazionale in apertura di serata e pareva questa l’intenzione secondo quanto possiamo riferire, ma da Roma sarebbero arrivate telefonate per mantenere l’esecuzione dell’inno. Alla sezione Anpi Scala e al suo presidente, la viola dell’orchestra Francesco Lattuada, è arrivato l’appoggio del presidente dell’Anpi Milano Roberto Cenati: «Sarebbe il caso che la seconda carica dello Stato prendesse chiaramente le distanze dalle nefandezze compiute dal fascismo e si dichiarasse antifascista».

DALLA DIREZIONE DEL TEATRO è arrivato anche un “no” all’appello promosso da Costituzione Beni Comuni, Cgil, Arci, Acli Milano, Medicina Democratica e diverse sezioni Anpi che chiedeva di lanciare dal palco del teatro un messaggio per la pace in Medio Oriente e la fine della guerra a Gaza. «Pur condividendo il messaggio di pace, non è possibile realizzare la vostra richiesta in quanto la scaletta della serata inaugurale è da tempo concordata a livello istituzionale e non è possibile modificarla». La replica di Costituzione Beni Comuni: «Continuiamo a credere che l’eccezionalità di una guerra che provoca migliaia di morti possa essere più forte di un accordo istituzionale già preso».