Slitterà molto probabilmente a maggio l’approvazione del ddl sulle unioni civili, la commissione Giustizia della camera ha infatti esaminato circa la metà degli 800 emendamenti presentati e, contrariamente da quanto annunciato da Renzi, non riuscirà quindi a licenziare il testo prima della fine del mese nonostante i tempi serrati e qualche probabile seduta notturna. Maggioranza e governo tengono il punto sul testo: nessuna modifica al ddl per incassare il via libera definitivo in tempi non biblici e scongiurare un ulteriore passaggio al Senato. Ma la blindatura del ddl e i numeri più favorevoli rispetto a palazzo Madama non mettono al riparo il testo da possibili incidenti di percorso in Aula, dove incombe l’incognita delle votazioni segrete. Tanto che torna a prendere quota l’ipotesi fiducia anche per l’ultima lettura del provvedimento. Il timore del Pd, infatti, è che il voto segreto – tanto più di fronte all’acuirsi dello scontro politico dopo l’esito del referendum sulle trivelle e in vista delle amministrative e della consultazione popolare sulle riforme – possa far coalizzare non solo tutte le opposizioni ma anche i detrattori del ddl e chi mira, all’interno dello stesso Pd, a dare un segnale al governo Renzi.