Da ieri, dopo quasi un secolo, Topolino naviga nelle acque di dominio pubblico, o meglio, lo fa Steamboat Willie, la versione che appare nell’omonimo cortometraggio del 1928, firmato da Walt Disney ed Ub Iwerks. Il primo di quest’anno è stata infatti la data in cui è infine decaduto il copyright che aveva protetto l’immagine di quel personaggio come proprietà esclusiva della Walt Disney company.

Ogni anno diventano di dominio pubblico le opere intellettuali giunte al termine della protezione prevista dalla legge, il caso di Steamboat Willie è degno di nota per l’intensa opera di lobby messa in campo dalla Disney per estendere l’esclusiva, la quale, nel 1998 portò al decreto tutt’ora comunemente noto come «Mickey Mouse Act», che portava il termine del copyright a 95 anni dalla creazione.

Ora anche questo termine è scaduto e nemmeno la Disney, lo studio più famigerato per intransigenza legale, quello che nel 1989 aveva minacciato di querelare alcuni asili che avevano ritratto Minni e Topolino sui muri delle proprie aule, potrà impedire l’utilizzo da parte di terzi di quella specifica rappresentazione di Topolino come capitano di vaporetto. Ironicamente quel film fu direttamente ispirato da un precedente film, Steamboat Bill Jr. (Io…e il ciclone), di Buster Keaton, che era uscito l’anno prima.
La logica del copyright è di permettere ai creatori di usufruire dei propri lavori, la critica mossa alle interpretazioni eccessive di questo diritto è di inibire proprio il processo creativo che si ispira ad opere precedenti, nel nome della protezione perpetua dei profitti. Nel caso Disney questa proseguirà ancora assai a lungo per le innumerevoli versioni ancora sotto esclusiva e perché Topolino è anche marchio registrato, una denominazione commerciale che risponde a diverse regole e leggi.

ALL’ATTO PRATICO da ieri è legale raffigurare Topolino/Willie su una maglietta o utilizzarlo in un videogioco, ma non è tecnicamente lecito usarlo come logo, ad esempio di una società o esercizio commerciale. Rimangono invece sotto lo stretto controllo della società e rigorosamente off-limits le successive incarnazioni di Mickey Mouse che lo portarono alla fama globale come interprete di film e fumetti. In quest’ottica il corto del proto-Topolino fischiettante capitano di vascello aveva già da tempo esaurito il potenziale commerciale (la Disney lo aveva già caricato gratuitamente su Youtube qualche anno fa).

L’EVENTO è tuttavia significativo proprio per le contrastanti concezioni della cultura come bene comune o come proprietà privata. E, significativamente, non vi sono stati questa volta tentativi di ulteriori proroghe legislative. Una vittoria in teoria per i paladini della liberalizzazione, nel momento stesso però in cui le nuove tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale aprono prospettive assai più radicali di «predazione» di diritti d’autore.
Altri lavori che ieri sono entrati nella sfera pubblica includono L’amante di Lady Chatterly di DH Lawrence, Orlando di Virginia Woolf, Peter Pan (il romanzo originale di JM Barrie), la canzone Mackie Messere dall’Opera da tre soldi e la Torre di Babele incisa da MC Escher.