Maggio in Ucraina si carica di aspettative, tra stime di morti, proposte di pace fantasma e l’attesa della controffensiva. Mentre i missili russi continuano a colpire le città nei pressi del fronte e le retrovie, si moltiplicano gli attacchi nei territori occupati e sul suolo della Federazione. La cosiddetta «linea rossa» sancita dagli Usa che impone a Kiev di non utilizzare le armi ricevute per attaccare il territorio russo, ormai sembra destinata a sfumare sempre di più. E infatti, da Berlino, è giunto un nuovo monito: «L’Ucraina non deve utilizzare le armi che ha ottenuto dalla Germania per attaccare la Russia».
Tuttavia, la risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu del 26 aprile segna un importante spartiacque nell’approccio internazionale alla guerra in Ucraina. Anche Cina, India e Brasile, infatti, hanno acconsentito a votare un testo nel quale si fa esplicitamente menzione alla «aggressione russa».

«RICONOSCENDO inoltre che le sfide senza precedenti che l’Europa si trova ora ad affrontare» si legge nel testo, «a seguito dell’aggressione da parte della Federazione Russa contro l’Ucraina e prima ancora contro la Georgia, e la cessazione dell’adesione della Federazione russa al Consiglio d’europa richiedono una cooperazione rafforzata tra le Nazioni unite e il Consiglio d’Europa, in particolare al fine di ripristinare e mantenere tempestivamente la pace e la sicurezza basate sul rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e dell’indipendenza politica di ogni Stato».

SUL CAMPO LE BOMBE continuano a cadere. Ieri è toccato all’oblast di Kherson dove tre persone sono rimaste uccise e almeno altre cinque ferite nell’ennesimo bombardamento russo. Secondo il governatore locale, Oleksandr Prokudin, le forze di Mosca hanno bersagliato l’area di Bilozerka e i villaggi di Kizomys e Veletenske danneggiando anche alcune infrastrutture civili, edifici residenziali e locali commerciali. Alla fine della scorsa settimana lo stesso Prokudin aveva annunciato che è stato approntato un piano per l’evacuazione coatta dei civili in caso di inasprimento delle ostilità. Secondo il Servizio d’emergenza della Federazione russa, anche 8 soldati ucraini sarebbero caduti negli scontri a fuoco con l’esercito di Kiev; dei cannoni semoventi e un mortaio sarebbero altresì stati distrutti. A Chernihiv, secondo fonti ucraine, un attacco russo con bombe teleguidate ha colpito il villaggio di Lyzunivka uccidendo un ragazzo di 14 anni e ferendo altre due persone. Mentre a Pavlograd, nella regione di Dnipropetrovsk, una salva missilistica ha colpito più di 50 abitazioni civili lasciando sul terreno due morti e oltre 40 feriti.

IN TERRITORIO RUSSO si segnalano due attentati a infrastrutture civili: nell’oblast di Leningrado la fornitura elettrica è stata interrotta a causa di un’esplosione a uno snodo della rete pubblica e in quello di Bryansk un treno che trasportava carburante è deragliato. Stando alle dichiarazioni su Telegram del governatore del Bryansk, Alexander Bogomaz, nella mattina di ieri l’artiglieria ucraina ha bombardato il villaggio di Kurkovichi, nei pressi del confine tra i due stati in guerra. Bogomaz ha scritto che al momento non sembra ci siano state vittime, ma che in seguito all’esplosione è scoppiato un incendio in un palazzo residenziale. Anche se gli ucraini finora non hanno confermato ufficialmente gli attacchi in territorio russo, è importante ricordare che l’attentato al ponte della Crimea e le sortite dei droni nei pressi di Mosca hanno segnato uno spartiacque. Anche perché da qualche tempo gli ucraini sostengono di aver sviluppato un proprio modello di velivolo teleguidato in grado di effettuare missioni anche a mille km di distanza.

MA È IMPORTANTE notare che nella strategia bellica di Kiev questi attacchi dalla lunga distanza non hanno un ruolo fondamentale come quelli alle zone occupate e in Crimea. Ieri in tarda serata, ad esempio, le agenzie di stampa hanno diffuso la notizia di un nuovo attacco a Simferopol, nei pressi di un aeroporto militare. Prima della liberazione di Kherson ovest, ad esempio, si erano susseguiti per settimane attentati e agguati a personaggi legati all’amministrazione occupante o alle truppe di Mosca. Ora a Melitopol, indicata da molti analisti come uno degli obiettivi fondamentali di Kiev per la controffensiva che verrà, sta accadendo lo stesso. Ieri l’ennesimo capitolo di questa lunga teoria di operazioni segrete. Stando a quanto riferito dal sindaco in esilio Ivan Fedorov, una violenta esplosione è stata udita alle 6.45 (ora locale) dai residenti dei quartieri settentrionali della città. «Subito dopo, la polizia e un’ambulanza si sono precipitate per le strade» e siccome una singola esplosione «di solito raggiunge i collaborazionisti», gli ucraini possono «aspettarsi buone notizie». Nel pomeriggio, i media russi hanno riportato che il vice-capo dell’ufficio regionale degli Affari interni dell’oblast di Zaporizhzhia è stato ricoverato in ospedale dopo aver aperto il cancello dove era stato piazzato un ordigno esplosivo.

A proposito di caduti, il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa bianca John Kirby, ha dichiarato ieri che, secondo le informazioni in possesso dell’intelligence Usa, le forze russe in Ucraina avrebbero subito 100mila perdite in 5 mesi, tra caduti e feriti diventati inabili al combattimento. Le stime sarebbero le seguenti: 80mila feriti, 20mila morti dei quali la metà militanti nei reparti della compagnia di mercenari Wagner principalmente a Bakhmut. «Cifre a casaccio» ha commentato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, aggiungendo che «gli Usa non possono conoscere le perdite della Russia nell’operazione speciale».

INTANTO, rispetto alla fantomatica proposta del Vaticano di un piano di pace, sia Kiev sia Mosca hanno dichiarato di «non essere a conoscenza di alcuna missione di pace» del soglio pontificio.