Dopo le bordate sparate dai suoi stessi alleati (acqua passata per il cerchietto magico di Sel annidato nella lista Sinistra per Milano), Beppe Sala deve replicare a un attacco scomposto che proviene dal centrodestra. Ci vuole altro per rianimare una campagna elettorale spenta, ma è pur sempre una prima seccatura che proviene dagli avversari.

Anche se la notizia, diramata da Palazzo Chigi, il principale sponsor politico di mister Expo, non lascia ombra di dubbio: «Giuseppe Sala può correre per la carica di sindaco di Milano». Già. Sembrerebbe una boutade, ma a sostenere il contrario è un’anticipazione del settimanale Panorama secondo il quale Sala non si sarebbe mai dimesso dalla carica di commissario di Expo 2015 e quindi non sarebbe candidabile come sindaco di Milano. Il motivo interesserà (forse) i lettori del settimanale il cui vice direttore – Maurizio Tortorella – è candidato con il centrodestra di Stefano Parisi: Panorama sostiene che per essere valide le dimissioni di Sala avrebbero dovuto essere certificate da un decreto del presidente del Consiglio, che a sua volta lo nominò commissario unico. Dal governo però fanno sapere che la lettera di dimissioni è stata protocollata il 18 gennaio, basta e avanza. Forse ringalluzziti dal caos liste – per un vizio di forma è rimasta fuori Fratelli d’Italia del povero De Corato – i giornalisti amici di Parisi hanno pensato che bastasse un cavillo per scatenare un terremoto. Il Movimento Cinque Stelle, tanto per cavillare, ha chiesto comunque di avere accesso agli atti, e per non smentirsi ha annunciato un inutile ricorso al Tar.

L’autogol ha ridato un po’ di voce a Beppe Sala, che fino ad ora aveva alzato il tono solo contro un gruppo di contestatori che gli chiedeva conto dell’Expo. Voce grossa: «Quella dell’incompatibilità della mia candidatura, come chiarito rapidamente da fonti governative, è una questione surreale. Il fu glorioso settimanale si presta a una meschina provocazione, spiegabile solo con la volontà di non vedere i problemi politici del candidato protetto, che vanno dai nomi in lista di personaggi dal chiaro stampo razzista al tentativo, peraltro fallito, di candidare condannati in via definitiva. Sarà il buon senso dei milanesi a fare giustizia di queste miserie». Stefano Parisi non ha voluto dare troppo peso al presunto scoop del settimanale. Il candidato sindaco, piuttosto, si è lamentato con il ministro Maurizio Martina che a Milano incontrerà solo Sala e non altri candidati.

La presenza dei ministri del governo di Matteo Renzi di fianco a mister Expo probabilmente sarà l’unico colpo di scena di una campagna elettorale che interessa solo gli addetti ai lavori con gli amici al seguito. Quanto a lui, il capo del Pd, anche domenica scorsa ha dimostrato di non avere granché voglia di metterci la faccia a Milano: si è presentato di fianco a Sala quasi a sorpresa e solo per un discorsetto veloce dei suoi, «forza milanesi tirate questo calcio di rigore». Ma per arrivare in area ci vuole un buon gioco, e la squadra è quella che è. La sinistra che sostiene Sala (Sel e i fedeli della presunta “rivoluzione arancione”) finge di marciare compatta ma i malumori continuano a filtrare. L’ultimo è dell’altro giorno, quando Gad Lerner – sempre lui, si mugugna a denti stretti – ha lanciato la segretaria cittadina di Sel Anita Pirovano nientemeno che alla poltrona di vice sindaco. Saranno contenti Beppe Sala e i suoi assessori, e soprattutto Daria Colombo che si è prestata a dare il suo volto a una lista che dopo le primarie fallimentari non sapeva che pesci pigliare.