«Questa è l’azione più pericolosa perché rappresenta un attacco anti-democratico. È parte di un assedio politico contro i cittadini arabi, che prevede l’impedire discussioni con ebrei progressisti e democratici».

È la reazione di Mohammad Barakah, leader dell’High Follow-up Committee for Arab Citizens in Israel, dopo la cancellazione da parte della polizia della conferenza arabo-ebraica che si sarebbe dovuta tenere ieri ad Haifa, la città che con le sue tanti contraddizioni è considerata comunque un pianeta a parte, la più riuscita forma (al momento) di convivenza in Israele.

L’HIGH FOLLOW-UP Committee è l’organizzazione che in Israele da quarant’anni fa da ombrello a partiti e associazioni della comunità palestinese, nata sulla spinta degli eventi del 1976, l’uccisione in Galilea di sei palestinesi che difendevano le proprie terre dall’esproprio. Da allora ogni anno il 30 marzo è per i palestinesi Yom al-Ard, il Giorno della Terra.

L’obiettivo dell’evento lo riassumeva il titolo stesso, «la nostra partnership nella lotta per la giustizia e contro la guerra», un dibattito che avrebbe avuto due co-speaker, Mohammad Barakah e Avraham Burg, ex presidente della Knesset, da anni approdato a posizioni non nazionaliste e pacifiste.

Nell’opinione della polizia israeliana, l’evento era in realtà un subdolo modo «per sostenere l’organizzazione terroristica Hamas». Lo ha detto la stessa polizia di Haifa ad Haaretz, aggiungendo che «in tempi di guerra su tutti i livelli» va assicurato «l’ordine pubblico e la sicurezza».

Gli agenti si sono presentanti all’hotel che avrebbe dovuto ospitare la conferenza e hanno minacciato il proprietario di chiudere l’albergo: concedere lo spazio avrebbe avuto «svariate conseguenze».

AVRAHAM BURG è rientrato a casa in macchina, è lì che lo abbiamo raggiunto qualche ora dopo la cancellazione della conferenza: «Il Comitato aveva deciso di organizzare una conferenza congiunta arabo-ebraica per parlare della situazione, delle uccisioni senza senso, anche per dare spazio alla voce e alle emozioni delle persone. Senza alcuna pezza legale, la polizia ha minacciato il proprietario dell’hotel. All’improvviso ci siamo ritrovati senza uno spazio. L’High Follow-up Committee ha indetto una conferenza stampa per denunciare il bavaglio anti-democratico».

«Il governo – aggiunge Burg – vuole impedire ai palestinesi di riunirsi ed esprimere le proprie opinioni. Quindi mi sono offerto oggi in pubblico all’High Follow-up Committee e, tramite il Comitato, all’intera comunità araba in Israele: la mia casa è aperta, organizzeremo l’evento a casa mia lunedì, aperto con Zoom a chiunque voglia partecipare. Non abbiamo bisogno di uno spazio ad Haifa o di un buco da un’altra parte. Voglio vedere se la polizia verrà a casa dell’ex presidente della Knesset e gli impedirà di ospitare i suoi amici palestinesi o gli staccherà la rete internet. La maggioranza ebraica privilegiata deve essere la protettrice, la rete di sicurezza, della minoranza arabo-israeliana».

La polizia di Haifa, ad Haaretz, aveva detto di aver ricevuto informazioni «sull’intento di estremisti di tenere un evento che avrebbe incitato contro lo Stato di Israele». Lo denunciano da settimane organizzazioni e attivisti palestinesi e israeliani: l’aria è irrespirabile.

Arresti nelle case, censura sui social, licenziamenti di lavoratori e sospensione di studenti universitari stanno colpendo i palestinesi dentro Israele a livelli senza precedenti.

PARLARE è diventato un atto di coraggio: «Stiamo vivendo un’emergenza democratica – continua Burg – Su tre fronti. Il primo è la denuncia inequivocabile dei crimini di Hamas, atrocità che non hanno giustificazione. Chi le giustifica nega le atrocità commesse. Il secondo fronte è l’occupazione con cui Israele, da oltre sei decenni, nega e depriva i palestinesi dei propri diritti fondamentali e delle libertà. Dobbiamo combattere Hamas come se non ci fosse l’occupazione e dobbiamo resistere all’occupazione con ogni mezzo legittimo, civile, politico, democratico, economico, come se non ci fosse Hamas».

E poi c’è il terzo fronte, la democrazia dentro Israele, dice Burg: «Il governo di Netanyahu e Ben Gvir minaccia i palestinesi israeliani per impedirgli di esprimere le proprie opinioni. E combina i tre fronti: lo fa a Gaza, una guerra contro civili innocenti, lo fa proseguendo nell’occupazione, lasciando la terra a coloni pericolosi, fondamentalisti religiosi, e lo fa silenziando gli arabi e la società civile israeliana».

«Come israeliano, il governo Netanyahu non è il mio governo, non lo rispetto. Devono essere rimossi, sono criminali e piromani. Ma c’è speranza: in Europa la morte nera nel XIV secolo aprì al Rinascimento. È successo tante volte nella storia. Questo è per palestinesi e israeliani il periodo della morte nera. Ma genererà un rinascimento».