Matteo Salvini salta il “Ponte”. Niente campagna elettorale nell’area reggina dello Stretto. La mega opera è diventata una grana e non è spendibile in vista delle europee. Oggi il ministro delle Infrastrutture sbarca in Calabria per un tour elettorale. L’ultimo prima del voto. Il programma diffuso dal partito, però, segnala la sua presenza a Cosenza, Crotone e Catanzaro. Nemmeno un’affacciata sullo Stretto.

TROPPI IMPEGNI, si legge nella nota dell’ufficio stampa della Lega, non hanno consentito al leader leghista una tappa anche dalle parti di Villa san Giovanni. E così quella che doveva essere la madre di tutte le opere pubbliche, secondo i pasdaran «il miracolo dell’ingegno italiano che tutto il mondo invidierà», sembra trovare sempre meno sostenitori. Pare che neanche Salvini ormai ci creda più. Ma allora cosa viene a farci in Calabria? A controllare qualcosa di più “concreto”, come i lavori sulla Statale Jonica. In mattinata sarà infatti in quel di Villapiana. Sul cantiere dell’arteria che «finalmente, dopo decenni di inutili promesse, comincia a concretizzarsi grazie allo sforzo della Lega e del ministro Salvini».

E il Ponte? Quello può aspettare. Forse perché i tempi di realizzazione dell’opera si sono allungati e non è più potabile per le elezioni. Alle viste non c’è un nastro da tagliare o un protocollo da firmare. Niente di niente. Solo quintali di carte da leggere e adempimenti tecnici da ottemperare. Ma anche denunce ed esposti a cui rispondere. Il portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli, dopo averlo annunciato durante il corteo del 18 maggio, poi alla fine lo ha fatto. Ha presentato alla Procura Europea un nuovo esposto (il terzo). Stavolta sul presunto uso improprio di fondi europei.

E MENTRE LA BUROCRAZIA fa il suo lento percorso, le critiche sull’opera continuano a martellare. Non solo dal fronte politico (martedì la segretaria del Pd Elly Schlein ha visitato e traversato l’area dello Stretto) ma anche da diversi esperti che sottolineano le difficoltà tecniche, geologiche e anche legislative, di realizzazione. Salvini allora ha intuito che il Ponte potrebbe trasformarsi in un boomerang. Meglio evitarlo e occuparsi di cantieri stradali e di presentazioni di libri (il suo). E così mentre la destra si accapiglia sul nome da dare al Ponte che non c’è, dividendosi fra San Francesco di Paola (perla del deputato meloniano Alfredo Antoniozzi) e Silvio Berlusconi (idea del presidente della Calabria Roberto Occhiuto), Salvini ha capito che è meglio svicolare.

IL MOVIMENTO No Ponte intanto aggiorna l’agenda di lotta. Anche alla luce della notizia della presentazione da parte del leghista (un caso?) Igor Iezzi di un emendamento al ddl Sicurezza, che inasprisce le pene a chi “minaccia” la prosecuzione delle opere strategiche. «Fa specie che la proposta segua solo di qualche giorno la bella manifestazione di Villa, tuonando come una fatwa per chi ha attraversato le strade dello Stretto per dire no alla svendita del proprio territorio e alla sua salvaguardia» dicono i nopontisti. Ieri si sono riuniti in assemblea al Csoa Nuvola Rossa per discutere anche delle iniziative da organizzare «per contrastare la deriva liberticida». Gli attivisti non si nascondono sotto il Ponte come il ministro. Anzi.