Sarà pure uno rito «stanco, ripetitivo e autoreferenziale» come si è affrettato a dire il deputato di Azione Enrico Costa, ma l’apertura dell’anno giudiziario in Cassazione resta un’utile bussola per orientarsi nel labirinto del dibattito italiano sulle leggi e su chi è chiamato ad applicarle.

DUNQUE, prima dei discorsi più o meno solenni, il dettaglio da notare è quello su chi c’è e chi non c’è: il presidente Mattarella, ad esempio, dopo un ingresso abbastanza scenografico nell’aula magna Palazzaccio tra la presidente Margherita Cassano e il procuratore generale Luigi Salvato, si è seduto in prima fila. Non c’era invece Giorgia Meloni, che aveva convocato in contemporanea un consiglio dei ministri e, d’altra parte, non si era fatta vedere nemmeno l’anno scorso: questo genere di affari, molto formali e pieni di codici non scritti ma assolutamente da rispettare, li sbriga Carlo Nordio. Il momento è particolarmente delicato: lo scontro tra politica e giurisdizione pare ormai alle porte e non passa settimana senza polemiche e rimpalli di accuse, tra riforme, riformine e minacce di futuri cambiamenti epocali (leggi: la separazione delle carriere). Va detto, in questo contesto, che lo scontro è tutto, appunto, politico, dal momento che le inchiesta giudiziarie che riguardano esponenti del governo non appaiono di grandi dimensioni, dunque è improprio paventare, come pure si è fatto, «agguati giudiziari» verso l’esecutivo. Anzi, l’unica indagine che ha cambiato qualcosa, di fatto, è andata a vantaggio del partito della premier: il caso Solinas in Sardegna, indagato e fatalmente azzoppato nella sua corsa alla ricandidatura, a vantaggio del fratello d’Italia Paolo Truzzu.

CASSANO, prima donna ascesa alla presidenza della Suprema Corte, non ha tradito le aspettative (alte) e nel suo discorso, dopo aver doverosamente sottolineato i «passi avanti» del sistema giudiziario italiano, ha puntato su tre questioni laceranti e irrisolte: i femminicidi, gli infortuni sul lavoro e il carcere. Sulla violenza contro le donne i dati sono noti: su 330 omicidi dell’anno passato, 120 sono stati di donne. Di questi 97 sono avvenuti in un contesto familiare. «Desta grave preoccupazione il fatto che dei sette omicidi volontari consumati già nella prima settimana del 2024 tre vedano come vittima una donna – ha detto Cassano -. I femminicidi costituiscono spesso il tragico epilogo di reati spia, espressivi di condotte violente (violenza privata, violazione di domicilio, lesioni, maltrattamenti in famiglia, stalking) che richiedono particolare attenzione, competenza, professionalità e tempestività d’intervento per impedire conseguenze ben più gravi». Chiusura con citazione di Simone de Beauvoir: «Mi auguro che la vita di ogni donna sia pura e trasparente libertà». Gli incidenti sul lavoro vengono poi definiti «una grave patologia sociale» rispetto alla quale «è urgente porre rimedio con una forte azione preventiva incentrata sul recupero di effettività di controlli seri, efficaci, moderni, capillari».

E ANCHE qui i numeri sono sconfortanti, per quanto in leggero miglioramento: 968 nel 2023, 38 in meno del 2022. Per quello che riguarda il sovraffollamento carcerario, Cassano sostiene che si stiano cominciando a vedere «gli effetti deflattivi della riforma del 2022», perché è stata «superata l’ottica carcero-centrica ed è stato introdotto un inedito, ampio ventaglio di risposte punitive, volte, soprattutto per i reati di minore gravità, a privilegiare forme risarcitorie e restitutorie». Qui i dati parlano di 62.707 detenuti rispetto a una capienza carceraria pari a 51.179 posti. Nel mentre è stato nominato il nuovo garante dei detenuti, Felice Maurizio D’Ettore.

A seguire, nel suo discorso, Nordio ha parlato della riduzione dei tempi dei processi e della sua concezione della giustizia come «forza motrice di una rinnovata crescita del Paese». Per questo «il 2024 dovrà essere l’anno delle conferme». Pinelli, dopo il disastro della conferenza stampa della settimana scorsa, si è limitato a qualche appello generico ai magistrati «i cui comportamenti sono decisivi nel rapporto di fiducia che si instaura con i cittadini», dato che «una democrazia che non ha più fiducia nella classe politica e nella sua magistratura, così come nella scienza e nelle istituzioni educative, e smarrisce un nucleo condiviso di valori, è una democrazia in pericolo, aperta alle scorciatoie, perché svilita del senso di comunità». Il pg Salvato, infine, ha attaccato sul punto (dolente) della giustizia mediatica: «La verità giudiziaria è solo quella raggiunta nell’osservanza del giusto processo di legge celebrato da magistrati ed avvocati».

ALL’USCITA, il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia se l’è presa con le riforme della giustizia fatte a colpi di «interventi frammentari che non aiutano in alcun modo il lavoro della magistratura».