Poco prima delle 11, ieri mattina, è arrivato il bollettino della Protezione civile con l’allerta meteo di colore giallo su Napoli e isole dalle 16: «Possibili frane, colate rapide di fango, caduta massi, allagamenti, ruscellamenti con trasporto materiali, allagamenti». A Ischia si guarda il cielo e il monte Epomeo: i versanti sono instabili, si attendono nuovi smottamenti. I satelliti indicano un’allerta di 24 ore ma il fronte potrebbe durare anche il giorno successivo. «La previsione – ha spiegato il direttore della Protezione Civile della Campania, Italo Giulivo – è di pioggia per 40, 50 millimetri, inferiore a quella del 26 novembre che ha avuto picchi di 100 millimetri, ma è chiaro che questa pioggia grava su un’area colpita che ha molto fango pendente e quindi è assoluta norma precauzionale l’evacuazione».

NORMA PRECAUZIONALE che una settimana fa non è scattata, pure se era nota la natura instabile del suolo. Martedì scorso Claudia Campobasso, dirigente della Protezione civile, ha spiegato: «Il comune di Casamicciola non aveva un piano straordinario di emergenza aggiornato». Piano obbligatorio dal 2012. Nel 2014 la regione predispose un bando ad hoc, il comune di Casamicciola venne ammesso (30mila euro l’importo) ma l’iter si bloccò lì e il piano non venne elaborato. Fragilità, carenze, allerta meteo arancione non sono bastate a mettere in allarme la macchina della prevenzione. Dopo 11 morti, un disperso, 5 feriti di cui uno in gravi condizioni (peggiorate ieri) è arrivato il piano di evacuazione.

LA MACCHINA si è messa in moto intorno alle 15, come aveva annunciato in mattinata il commissario al terremoto del 2017 e all’alluvione, Giovanni Legnini (che alla commissione Bilancio della Camera ha chiesto più fondi). Tra le 1.100 e le 1.300 persone hanno lasciato la loro casa, si tratta degli edifici compresi nelle 54 strade di Casamicciola individuate come zona rossa, ma la delimitazione definitiva è arrivata solo un’ora e mezza prima dell’inizio delle operazioni (istituito il numero verde 800850114 per la popolazione). «Due le aree in zona rossa – ha spiegato Legnini -, quella più rischiosa e quella a rischio indotto, esterno, che potrebbe manifestarsi se si verificassero altri smottamenti».

CON UN PICCOLO BAGAGLIO al seguito, si sono avviati agli otto punti di ritrovo per essere poi raccolti dalle navette, destinazione alberghi o case di parenti. Ma sono stati attivati anche due hub: il palazzetto dello sport di Ischia Porto e la scuola Balsofiore di Forio. Per i fragili il trasporto è stato affidato alle ambulanze. Il tutto sotto l’occhio delle forze dell’ordine per impedire le incursioni degli sciacalli. Non tutto però è andato liscio: c’è stato chi ha lamentato l’assenza di informazioni e si è ritrovato impreparato. «Non è – hanno ripetuto Legnini e la commissaria al comune, sciolto, Simonetta Calcaterra – un allontanamento coatto, nessuna deportazione, è per la sicurezza delle persone».

LE OPERAZIONI, in serata sotto la pioggia, sono andate avanti a rilento. Non è obbligatorio ma rimanere non è possibile. Anche se non ci fossero nuove frane e in presenza di strutture che hanno retto all’alluvione del 26 novembre, c’è timore che il suolo possa smottare compromettendo la stabilità degli edifici. Finita l’allerta si potrà rientrare a casa. E poi di nuovo l’evacuazione con la prossima pioggia fino a che non ci saranno soluzioni strutturali: «Facciamo un passo alla volta – ha sottolineato il commissario -. Da lunedì dovrebbero riaprire le scuole. Superata questa contingenza lavoriamo su un piano, in dialogo con la Protezione Civile, su opere di messa in sicurezza per l’eliminazione del rischio residuo».

«COME RESPONSABILE del Dipartimento nazionale di Protezione civile mi auguro che non ci siano più altri condoni in Italia, che la pericolosità e la fragilità ben note sul nostro territorio possano essere affrontate con interventi da nord e sud – ha dichiarato ieri Fabrizio Curcio -. Ma il condono è solo un pezzo del problema. C’è solo anche il tema delle aree costruite in modo corretto ma in pieno rischio».

L’ALLERTA METEO ha indotto altri sindaci ischitani a emanare ordinanze di sgombero: il sindaco di Ischia ha ordinato l’allontanamento dalle case della zona di Monte Vezzi, dove nel 2006 si verificò una frana con 4 vittime. A Lacco Ameno uno smottamento ha messo a rischio 5 case.