Considerato un fratello minore dei grandi romanzieri vittoriani, meno geniale e visionario di Charles Dickens, meno ironico e brillante di W. M. Thackeray, meno intellettuale e introspettivo di George Eliot, Anthony Trollope è stato spesso trascurato dalla critica e dai lettori moderni, forse anche a causa della prolissità delle sue opere narrative, di solito pubblicate in tre volumi: i cosiddetti triple deckers. In tempi recenti, tuttavia, la sua capacità di presentare le vicende familiari dei personaggi mentre evidenzia aspetti importanti della società vittoriana, sia in ambito politico (il ciclo dei Paliser, il cui romanzo iniziale si intitola Il primo ministro), sia nella sfera religiosa (le cronache del Barset), lo ha riportato a galla. L’autoconsapevolezza di Trollope si manifesta appieno nella sua Autobiografia, pubblicata solo dopo la morte, in cui rivela la metodicità del proprio impegno letterario: certo, utilizza fino in fondo gli espedienti cari al romanzo vittoriano – il narratore onnisciente, una scrittura contemporaneamente realistica e didascalica, l’elaborazione dei personaggi che illude il lettore, cui pare di sapere tutto ma proprio tutto di loro – anche se non è vero – dai vestiti che indossano alle abitudini quotidiane più banali.

Diverso è quanto accade in alcuni romanzi più brevi, pubblicati in rivista, tra cui di particolare interesse  Linda Tressel – tradotto per la prima volta da Maria Teresa Chialant per Guida (pp. 252, € 18,00) apparso anonimo (per scelta dell’autore) nel 1868 sull’importante pubblicazione letteraria «Blackwood’s Magazine» che, alla fine del secolo, avrebbe ospitato in tre puntate Cuore di tenebra di Joseph Conrad. Trollope sceglie per questa novella un’ambientazione straniera, la cittadina tedesca di Norimberga, ricostruendone con cura alcuni aspetti urbanistici, ma introducendo anche una nota fiabesca. La «casa rossa», che la protagonista ha ereditato dalla famiglia e in cui vive con la zia Charlotte, è posta su un isolotto sul fiume Pegnitz, che attraversa la città. Vicino alla dimora c’è un giardino, che sembra alludere a una condizione edenica; mentre sulla riva è ben visibile il magazzino di un birraio dove lavora Ludovicus, il giovane spasimante di Linda, forse un poco di buono, certo così audace da introdursi furtivamente nella «casa rossa» prima sulla mano, poi sulle labbra. Come osserva Maria Teresa Chialant nella sua eccellente introduzione, «in questa fiaba vittoriana, Linda è la principessa rinchiusa nella torre e la zia la strega che vi sta di guardia». In realtà, il vero «tentatore» di Linda non è Ludovicus, ma un suo maturo parente, Peter Steinmarc, già collaboratore del padre di Linda presso il municipio di Norimberga. Interessi brutalmente economici (il possesso della casa) e pruriti erotici si intrecciano nella vicenda, la cui ambientazione tedesca permette a Trollope di radicalizzare il conflitto tra Linda, che sembra godere di una determinazione superiore a quella di una fanciulla inglese dell’epoca, la zia, una fanatica calvinista che evoca con tale forza il demonio da trasformarlo in un alter-ego di Ludovicus, e l’orrendo Steinmarc, tanto pomposo e prepotente quanto sconcertato dal fermo rifiuto di Linda.

Gli unici a fare bella figura, in questa vicenda, sono alcuni personaggi cattolici, più aperti e generosi dei rigidi protestanti, dettaglio che riflette la probabile simpatia di Trollope per l’avvicinamento del clero anglicano alla chiesa di Roma, e mostra come le questioni mediovittoriane non siano estranee alle fonti di Linda Tressel. Del resto, le date sono importanti: la trama del romanzo si svolge tra il 1862 e il 1863, la pubblicazione in volume è del 1868. Siamo in un periodo in cui la borghesia europea può illudersi di costituire un ceto dominante sostanzialmente omogeneo. Nel 1870-1 la guerra franco-prussiana e la successiva fondazione del Reich germanico cominceranno a complicare i termini della questione.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo di Trollope sta nel ricorso all’ironia da parte del narratore onnisciente, che, soprattutto nella prima parte dell’opera, si affida alla vivacità dei dialoghi. Linda, che non ha peli sulla lingua, e il suo stagionato pretendente battibeccano sull’età che li divide: secondo Linda sono quarant’anni netti, mentre Steinmarc, indignato, rifà i conti: sono «solo» trentatré. Alcune date mostrano altrettante coincidenze biografiche: nel 1868, l’anno dell’uscita di Linda Tressel, Trollope aveva cinquantatre anni, l’età dell’odioso Steinmarc; e nel 1860 egli aveva incontrato una giovane americana di vent’anni, Kate Field, con cui aveva stabilito una relazione sentimentale, e che potrebbe essere stata un modello per il personaggio di Linda, i cui tormenti interiori della protagonista vengono descritti con particolare sottigliezza.