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L'Ultima

I calciatori brasiliani sfruttati ora si armano di Buon Senso

Lavoro . Un «futebol club» per i diritti, nel nome di Sócrates

Non bastasse l’ormai infinita ondata di protesta dei movimenti sociali in Brasile contro il modo in cui è stato organizzato il Mondiale di Calcio 2014, esce sempre più alla luce del giorno la precarietà dei lavoratori del pallone nel Paese pentacampione del mondo. Si è saputo in questi giorni che molti calciatori semplicemente non vengono pagati dalle loro società, nonostante negli 80 club più importanti siano sottoposti a calendari sportivi massacranti. Altri calciatori, invece, che giocano nei club meno rappresentativi (oltre 500), rimangono fermi quasi tutto l’anno. Dinanzi a tanta disuguaglianza, ci si arriva a chiedere: c’è buon senso nel...

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