La bellezza di Monte Sole il 25 aprile è la fila interminabile di giovani che risalgono i pendii da ogni parte, i colori, i sorrisi, fino al grande prato, lassù, che si riempie di coperte stese sull’erba per un grande picnic collettivo sotto il sole. Le macchine arrancano sulla ripida salita fino al parcheggio al limite del prato ma la gente arriva soprattutto a piedi o con le navette che vanno su e giù per tutta la giornata. La Scuola di Pace spalanca le porte alle visite, il Rifugio su al Poggiolo riempie le griglie di pollo e salsicce, i banchetti si affiancano lungo il confine del prato: l’Anpi, Emergency, Libera…ci sono le bandiere, i fazzoletti e le magliette. Vermiglie quelle della Brigata Stella Rossa, quella del Comandante Lupo trucidato quassù nel tremendo autunno della strage. E poi i tanti in fila indiana che salgono a fatica nel sentiero nascosto del bosco per arrivare in cima, agli 800 metri del cippo in memoria della Brigata e posare un garofano intorno alla stella rossa che domina le colline intorno e la grande vallata del Reno.

Una festa di popolo, questo è il 25 aprile a Monte Sole. È sempre stato così. Non una giornata paludata, poco o niente appuntamento istituzionale con i discorsi e le fanfare: piccoli pellegrinaggi a deporre una corona tra i ruderi delle chiese, delle fattorie, di un mondo contadino annientato in pochi giorni dalla ferocia nazifascista. Musica, tanta, per tutto il giorno e i giorni precedenti con spettacoli teatrali e documentari e concerti e dibattiti. C’è anche, sì, la cerimonia ufficiale ma senza quel clichè, valido altrove, che vede al centro di tutto le autorità politiche e istituzionali. Sul palco si sono visti, negli anni, anche rappresentanti della Repubblica in quel momento in carica, da Roberto Fico a Laura Boldrini, Pietro Grasso ma gli interventi ufficiali sono stati lasciati spesso ad altre figure: Lidia Menapace, Carlo Smuraglia, Gino Strada, don Gallo, Margherita Hack, Massimo Cacciari…

«Come tutti gli anni abbiamo inviato il nostro programma alle massime cariche dello Stato, inclusi il presidente del Senato e il presidente della Camera. Al momento non c’è stata nessuna conferma», ha dichiarato giorni fa Valter Cardi, presidente del Comitato Onoranze ai caduti di Marzabotto. È il Comitato a organizzare il calendario degli eventi che si svolgono durante l’anno, vuol dire la Regione, i Comuni coinvolti dalla strage del 1944, l’Istituto Parri, l’Anpi, la Diocesi, i sindacati e i famigliari degli insigniti di medaglia d’oro alla Resistenza, dei caduti e dei superstiti.

Inviare il programma non è un invito a salire sul palco, questo è chiaro e sembra che in casa di Fratelli d’Italia e Lega ci sia del malumore, si parla di discriminazione, di colpevole esclusione e la polemica si è concentrata sulla sindaca di Marzabotto Valentina Cuppi, accusata di non avere voluto nessun rappresentante del governo e, di contro, difesa con convinzione da Anpi e Verdi Sinistra. «Dalle parti di FdI si sono offesi perché la sindaca di Marzabotto non li invita al 25 aprile? Basterebbe che cominciassero a dire ’siamo antifascisti’ e togliessero il ciarpame fascista dalle loro sedi. Basterebbe che non confondessero vittime e carnefici» ha scritto Nicola Fratoianni.

La posizione di Valentina Cuppi è ben chiara e non da oggi: «Chi viene qui deve difendere il 25 aprile e l’antifascismo. Il presidente del Senato Ignazio La Russa? Dovrebbe dimettersi dopo le frasi su via Rasella. È poi lo stesso che nel 2020 aveva proposto di modificare la festa da giorno della Liberazione a giorno in memoria dei caduti di tutte le guerre». Pollice verso anche per il presidente della Camera, il leghista Lorenzo Fontana che, ricorda Cuppi, voleva abrogare la legge Mancino contro odio razzismo e intolleranza.

Un 25 aprile senza rappresentanti delle istituzioni dunque quest’anno ma con due interventi dal palco: il medico soccorritore a Cutro Orlando Amodeo e il giornalista Marco Damilano e, mentre sul pratone del Poggiolo si alterneranno Marakatimba, Assalti Frontali, Gang, Casino Royale e Shantel, ci saranno gli interventi di Saving Humans Mediterranea. Una giornata dai connotati ben chiari. Perché la Festa della Liberazione a Monte Sole non è mai una celebrazione di rito, è sempre un qualcos’altro, un grande prato con migliaia di persone che sembrano sentire nell’aria, tra il verde della primavera che sboccia e il cielo terso, il respiro ancora presente della Resistenza. Come ha scritto Matteo Moder, poliedrico poeta e grande amico di questo giornale: «25…e insorse l’aprile per riprendersi l’aria, deporre il fucile».