Angelo Arioli (scomparso il 26 dicembre all’età di 75 anni) è stato un arabista e docente universitario. Era un conoscitore raffinato dell’arabo classico e dei testi di viaggiatori e cosmografi arabi medievali, dai quali ha tratto spunto per lavori in cui la precisione filologica si accompagna al gusto per la letteratura fantastica (Le isole mirabili. Periplo arabo medievale, Einaudi, 1989; Le città mirabili. Labirinto arabo medievale, Mimesis, 2003; Isolario arabo medievale, Adelphi, 2015). È famoso anche in campo internazionale per i suoi lavori di onomastica araba, con al suo attivo diverse voci per la Encyclopédie de l’Islam; ambito erudito come pochi.

TUTTAVIA, anche nell’erudizione era sempre vigile, attento a non scivolare su quello che chiamava «un piano inclinato». Angelo Arioli non ha mai perso di vista la vita reale. Il suo rapporto con «l’Oriente» era fatto di partecipazione attiva e di denuncia (La lezione negata. Palestina e Palestinesi nei libri di testo, Sapere 2000,  1986), e di umana simpatia per quelle figure di esuli arabi da cui prende spunto uno dei suoi bellissimi racconti («Poeti e traduttori», in Dissimulazioni, Voland, 1998), e ai quali ha dedicato anche i suoi interessi di studioso («La finestra di Mawâhib al-Kayyâlî, vituperato racconto d’un indimenticato letterato pressoché sconosciuto», in Miscellanea Arabica 2010-2011, a cura di A. Arioli, «La Sapienza Orientale – Miscellanee», Nuova Cultura, 2011).
Angelo l’arabo lo parlava bene e spesso raccontava dei suoi soggiorni a Damasco, da studente e giovane studioso. Nel suo studio esibiva una scolorita lettera dattiloscritta che il grande arabista Francesco Gabrieli (1904-1996) gli aveva scritto: lo incoraggiava negli studi e lodava la sua conoscenza dell’arabo parlato.
Dopo il pensionamento di Renato Traini (1923-2014; su di lui scrisse il bellissimo ricordo «Lessico, codici, passioni yemeniche… ricordo di Renato Traini», in Miscellanea Arabica 2013 – 2014, a cura di A. Arioli, «Nuova Sapienza Orientale», Aracne, 2014), si è trovato per qualche anno a gestire da solo i corsi di arabo, tenendo per affidamento anche l’insegnamento di Dialetti arabi. Come docente è sempre stato gentile e rispettoso con gli studenti. Si è speso per formare una scuola di studiosi che adesso occupano posizioni in diverse università. Quando compì sessant’anni un collega e un ex allievo raccolsero un volume di studi in suo onore dallo scherzoso titolo pseudo-arabo di Dirasat Aryuliyya (Studi arioliani, Nuova Cultura, 2007).
È stato un grande organizzatore e ha lasciato un’impronta profonda negli studi che oggi si definiscono, più modernamente, «sull’Asia e sull’Africa». Nel 1999 si aprì la possibilità di separarsi dalla vecchia Facoltà di Lettere e Filosofia: ciò apparve a molti di noi come l’occasione per rifondare gli studi orientalistici. In solo diciannove scissionisti fondammo la Facoltà di Studi Orientali.

LA NASCITA della nuova facoltà coincise con l’entrata in vigore di una serie di riforme (il «3+2», la riforma degli ordinamenti didattici) che ci obbligarono a lavorare sodo. Angelo Arioli creò una «Commissione popolare per lo studio dei regolamenti» composta da undici membri, mentre il numero dei membri della facoltà progressivamente aumentava. Fu un periodo di intenso lavoro, ma anche di grandi entusiasmi: un’esperienza durata un decennio. Della nuova facoltà, fu vicepreside e webmaster, oltre che presidente dei due nuovi corsi di laurea (triennale e specialistica) in Lingue e Civiltà Orientali. Il sito della facoltà, ideato e gestito da lui, era un capolavoro di chiarezza unita a un gusto artistico raffinato. In quegli stessi anni Angelo creò – in forma anonima, ma molti sospettarono che lui ne fosse il responsabile – il sito degli Arabisti anonimi, con appunti di lettura, critiche, recensioni. Sempre in quegli anni dette vita a una serie di iniziative editoriali: la collana La Sapienza Orientale, in cui molti di noi hanno potuto pubblicare i risultati delle loro ricerche, e la Miscellanea Arabica. Di entrambe fu infaticabile curatore.
Arioli è stato, oltre che uno studioso e un arabista di valore, anche appassionato di musica e poeta. Fu amico di Franco Battiato che nel 1991, insieme a sua moglie Laura, accompagnò in un viaggio per un concerto a Baghdad, allora sotto embargo. Per Battiato ha scritto il testo di due canzoni: Delenda Carthago, e Haiku.

Oggi al Tempietto egizio di Roma, alle 11, il saluto laico della famiglia, dei colleghi e degli amici.