«Sudava ogni singola parola per distillare purezza stilistica e linearità narrativa, al servizio di trame capaci di aggredire i massimi sistemi», scrive Valerio Evangelisti a proposito dell’autore francese Jean-Pierre Manchette. Dichiarazione che si adatta perfettamente anche alla scrittura di Evangelisti stesso. In Le strade di Alphaville. Conflitto, immaginario e stili nella paraletteratura (Odoya, pp. 352, euro 22), selezione di testi pubblicati nel corso di alcuni decenni su quotidiani e riviste, emerge in tutta complessità e profondità l’idea di narrativa (e più in generale della creatività) dello scrittore bolognese, recentemente scomparso. È difficile riassumere la prolifica e diversificata ricerca di Evangelisti: dai romanzi storici alla fantascienza alla fantasy, all’horror (con i cicli: Eymerich, Metallo urlante, Magus, Americano, Messicano, Pirati, Il Sole dell’Avvenire), passando per i saggi storici (per cui ricevette i complimenti da Hobsbawm), gli interventi politici, le riviste come Progetto memoria e Carmilla, per continuare con i fumetti, le graphic novel, la passione per il metal, e arrivare alla militanza politica in quella sinistra eretica in cui si riconosceva «fatta di anarchici, autonomi, situazionisti, operaisti, consiliaristi, massimalisti, socialrivoluzionari».

CI RIESCE MIRABILMENTE Alberto Sebastiani, che introduce e cura questa antologia. Sebastiani (che per Odoya ha pubblicato qualche anno fa l’approfondita analisi Nicolas Eymerich. Il lettore e l’immaginario in Valerio Evangelisti), con rigore e acume descrive e contestualizza l’opera di Evangelisti nella sua complessità e presenta la struttura delle quattro sezioni del libro, tra riflessioni su letteratura di genere, immaginario, politica, ritratti di scrittori. Evangelisti ci ha regalato sogni, bellezza, riflessioni con una produzione erratica e immaginifica, coltivando le relazioni con quei movimenti, pensatori e attivisti – storici e contemporanei – che non hanno mai ammainato la bandiera della rivoluzione e dell’immaginazione, ma hanno cercato di ristabilire il punto d’incontro in cui creazione, trasformazione del linguaggio e sensibilità complessiva battono lo stesso ritmo, cospirano assieme. Da un «saggetto» (come chiamava lui le acute e colte elaborazioni teorico-politiche che sottintendevano alla sua idea di letteratura e di estetica) del 2006, ripubblicato in questa selezione, leggiamo: «le frontiere culturali non sono più quelle di un tempo. La ricerca sulla lingua ebbe il suo momento, legato al sorgere di un’identità nazionale, o addirittura locale. Oggi la priorità è comunicare al di là di confini sempre più aleatori. Logico che ciò che si comunica – in termini di storie, idee, vicende – alla la meglio sull’invenzione linguista intraducibile». Una frase illuminante che va abbinata a quest’altra: «Il neoliberalismo è stato capace, attraverso un uso quasi scientifico dei mass media, di penetrare nei nostri cervelli e svuotarli di tutti i contenuti non funzionali.

IN POCHI ANNI, ha compiuto un assalto senza precedenti alla sfera dell’immaginazione, infettandola con non-valori, false certezze e illusioni ottiche ispirate da una logica mortificante che vede il più forte come avente non solo il diritto di vincere la lotta per la vita, ma anche il diritto accessorio di calpestare il vinto, ignorando la sua umanità». Affermazioni che confermano l’adesione di Evangelisti a quanto teorizzato da Lucien Goldmann: «lo scrittore si muove all’interno di diversi sistemi: uno è quello dell’insieme della letteratura, a cui deve giocoforza rapportarsi, l’altro è quello della società in cui vive». Per Evangelisti, uno dei campi prioritari della battaglia politica è proprio l’immaginario. Non si può immaginare la libertà senza libertà di immaginazione. Evangelisti, per la sua coerenza, la sua creatività, il suo puntiglio teorico, è ammirato da scrittori e critici con posizioni teorico-estetiche molto diverse tra di loro, da Carla Benedetti ai Wu Ming, da Antonio Moresco a Tiziano Scarpa, a Giuseppe Genna e molti altri, tutti gli riconoscono capacità inventiva e originalità stilistica, non sono interessati a catalogarlo o a relegarlo nella narrativa di genere.

Eppure, «la letteratura di genere è sostanza esplosiva a cui manca l’innesco», scriveva Evangelisti rivendicandone la potenza, elencando poi autori che quell’innesco lo hanno trovato e attivato: Ballard, Ellroy, Vonnegut, Manchette, Dick e continuava: «usciti dagli schemi e dai percorsi obbligati, si sono visti immersi nella letteratura senza classificazioni, non più emarginabili, non più viventi da emarginati. Se poi qualche accademico continua a sollevare il sopracciglio, diventa un problema suo, non loro. Il parruccone si troverà a sua volta nel ghetto, fino a riuscire a berciare solo». Se ci fosse ancora qualche scettico circa l’assoluta importanza della scrittura di Evangelisti, la lettura di questa raccolta dinamitarda dissolverà gli ultimi dubbi, perché anche Evangelisti quell’innesco lo aveva trovato e attivato in maniera immaginifica.

* La presentazione a Milano sabato alle 17 (C.s.o.a., via Conchetta 18)