Tutto (o quasi) quello che si trova in natura è stato sperimentato e spesso utilizzato dall’umanità per il ristabilimento della salute compromessa. È il caso anche del litio che, pur avendo un grado di tossicità non trascurabile, ha nello stesso tempo proprietà terapeutiche di tutto rispetto. D’altra parte, tutte le sostanze naturali presentano queste caratteristiche: è infatti possibile produrre una intossicazione (naturalmente con dosaggi adeguati) anche con le altrimenti benefiche salvia, rosmarino o menta oppure con la semplice e indispensabile acqua (assunzioni acute di acqua oltre i 5 litri in poche ore possono produrre gravi squilibri elettrolitici con nausea, vomito, allucinazioni e stato confusionale). Niente di nuovo.

Già qualche secolo fa quel genio di Paracelso (1493-1541) ci ammoniva: «Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non fit» (tutto è veleno, ma solo la dose gli impedisce di nuocere).

Attualmente l’impiego in terapia dei sali di litio (il carbonato e in misura minore il citrato) avviene prevalentemente nell’ambito di alcune patologie psichiatriche come la depressione o il disturbo bipolare (oscillazioni del tono dell’umore che alterna fasi di eccitazione e euforia ad altre di depressione; il 30 marzo è la Giornata Mondiale del Disturbo Bipolare).

Il litio rende stabile l’umore, consentendo ad esempio non solo di migliorare la qualità della vita, ma anche di ridurre in modo significativo il rischio di suicidio. Naturalmente, occorre tener conto di alcune precauzioni: reni, tiroide e cuore devono funzionare bene mentre la dieta deve essere appropriata per prevenire l’aumento di peso talvolta associato a questa terapia.

Infine, visto che la dose terapeutica del litio è assai vicina a quella tossica (ricordate Paracelso?), è importante controllare con regolarità la litiemia, il livello del litio nel sangue.

La cosa curiosa (ma in realtà nella scienza capita spesso) è che la scoperta dell’utilità del litio per la stabilità dell’umore è avvenuta per caso, durante la sperimentazione di questo minerale per il trattamento della gotta (il litio favorisce l’eliminazione degli urati, cristalli che si depositano sulle articolazioni producendo dolorose crisi infiammatorie). È proprio da questa ben nota capacità del litio di sciogliere i depositi di cristalli (come nella gotta) e i calcoli renali («mal della pietra» per gli antichi) che secondo alcuni deriverebbe la sua denominazione (in greco lithos significa appunto pietra).

Una recente (2020) ricerca bibliografica sulla relazione tra presenza di litio nell’acqua potabile pubblica e tassi di mortalità per suicidio (The British Journal of Psychiatry, 217(6), 667-678) ha esaminato 415 lavori pubblicati tra il 1945 e il 2018 e confermato l’esistenza degli effetti protettivi del litio. Tanto che qualcuno ha perfino prospettato la possibile utilità dell’integrazione di litio nell’acqua potabile.

Idea un po’ balzana e caduta per fortuna nel dimenticatoio. Anche perché questo farmaco, benefico per molti aspetti, in caso di errori nel dosaggio e/o di altre condizioni difficilmente controllabili o prevedibili quando l’assunzione avviene attraverso l’acqua potabile (sudorazioni eccessive, diarrea, vomito, gravidanza, allattamento, età avanzata, ecc.) produce effetti collaterali non trascurabili.

C’è in ballo anche l’ipotesi che l’assunzione di litio nei soggetti con disturbo bipolare possa avere in qualche modo anche una funzione protettiva sul cervello. Ad esempio, potenziando struttura e funzione dell’ippocampo, una parte del cervello dedicata alla memoria (J Psychiatry Neurosci. 2012 Sep;37(5):333-43). Una osservazione che ha aperto un ulteriore promettente filone di ricerca, anche se mancano ancora risultati definitivi.

Anche nelle cosiddette medicine complementari il litio e i minerali che lo contengono (tormalina litica, lepidolite) hanno un ruolo interessante. I minerali citati sono nell’armamentario della Litoterapia dechelatrice, un metodo che utilizza a scopo terapeutico la somministrazione per bocca di alcuni minerali e di rocce, diluiti per evitarne la tossicità. La tormalina litica e la lepidolite possono affiancare altre terapie negli stati depressivi, nell’insonnia e in tutte le turbe del sistema nervoso.

Infine, Lithium carbonicum (carbonato di litio) è il rimedio omeopatico utilizzato essenzialmente per la cura dei reumatismi, soprattutto localizzati alle piccole articolazioni (dita delle mani e dei piedi, polsi e caviglie). Ne beneficiano le articolazioni dolenti, gonfie, rosse, nodose e deformate, specialmente se associate ad iperuricemia. Una curiosa consonanza con le storiche e ormai farmacologicamente superate proprietà antigottose dei sali di litio.