Iniziare l’edizione 2024 del Fog Performing Arts Festival a Triennale Milano con La Sposa e Buonanotte Cenerentola di Carolina Bianchi è stata una scelta forte. «Ho visto il lavoro l’estate scorsa al Festival d’Avignone» spiega il direttore di Fog, Umberto Angelini. «Ho pensato che fosse uno spettacolo necessario, è stata una scelta artistica, ma anche politica. È un lavoro che vuole disturbare lo spettatore, ma lo fa con una drammaturgia non facilmente provocatoria perché mette in scena l’assenza del corpo (l’immobilità in cui cade Carolina Bianchi,ndr.) che diventa testo parlando di un tema, il femminicidio, la violenza, diventato uno stillicidio quotidiano. Sono contento di avere portato questo lavoro a Milano, nella città di Pippa Bacca».
Il festival, iniziato in febbraio, prosegue fino al 7 maggio, con una proposta multidisciplinare che spazia tra musica, danza, teatro, cinema. Molte le suggestioni lanciate al pubblico. Prosegue Angelini: «Ritengo sia importante interrogarsi sulla necessità del teatro di esistere all’interno di una comunità, proposte che esplorino le relazioni umane, il tema del potere, della violenza, del rapporto con la natura. Alcuni titoli di questa edizione partono dai classici, come Salomè dei Madalena Reversa (prima assoluta in scena ancora stasera ndr.), o Tre sorelle con Muta Imago, per interrogarsi anche su come il teatro si ponga nei confronti della memoria».

TRA I TANTI appuntamenti da non mancare si segnala la proiezione di Nowhere – Director’s Cut, versione cinematografica dell’omonimo spettacolo di Dimitris Papaioannou firmata dallo stesso regista e coreografo (2 marzo), il ritorno a Milano di Marcos Morau con il visionario Firmamento dedicato all’adolescenza (26 e 27 marzo), il site specific ideato appositamente per gli spazi della curva del primo piano della Triennale To Da Bone performative version del fenomenale collettivo (LA)HORDE (7 maggio) in concomitanza in teatro con La Tana, evento curato da Anna Maria Ajmone e Silvia Costa. Da non perdere si annuncia anche Extra Life di Gisèle Vienne, «regista» commenta Angelini «che ha la capacità di mettere in scena drammi interiori con uno speciale occhio coreografico». Anche Vienne è di scena in marzo come Stefania Tansini, giovane coreografa italiana con la prima assoluta de L’ombelico dei limbi ispirata ad Artaud, Deriva Traversa dei Dewey Dell e Igra del collettivo italo spagnolo Kor’sia, vincitore del Fedora Prize 2023, che rivisita con arguzia un titolo dei Balletti Russi di inizio Novecento, Jeux di Vaslav Nijinsky.