Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Anche se quel lontano è molto vicino, solo a pochi metri di distanza, solo qualche scalino più in basso. Sicuramente lontano dall’essere una soluzione definitiva. Dallo scorso venerdì notte, al termine di un vertice in Prefettura, è stata decisa la chiusura del mezzanino della Stazione Centrale di Milano dove, da oltre un anno e mezzo, transitano quotidianamente centinaia di profughi.

L’area “storicamente” adibita all’accoglienza e allo smistamento dei migranti nei diversi centri della città, adesso è stata transennata.

Ma un’adeguata soluzione alternativa sembra non essere propriamente a portata di mano.

È stato annunciato il potenziamento delle capacità di accoglienza: 300 posti in più nell’ex Cie di Corelli ma intanto, le persone in esubero, una media di 200 al giorno, continuano a dormire all’aperto. Si naviga a vista: per stamattina è attesa la consegna – dopo l’ok di Grandi Stazioni – di due strutture, prima adibite a temporary shop, nella Galleria delle Carrozze. Le persone vengono ospitate dove prima venivano venduti i souvenir. Così sarà fino al prossimo martedì quando sembra che verranno aperti dei locali più idonei nelle vie laterali della stazione.

Insomma il problema è tutt’altro che risolto e la soluzione trovata sembra essere più il frutto delle pressioni della Lega che soffia sul «pericolo scabbia» che della reale volontà di offrire una sistemazione dignitosa a chi, peraltro, chiede solo di poter transitare.

La fotografia quindi è sempre la stessa, solo pochi metri più in là. Il bivacco di uomini, donne e bambini si è spostato al piano inferiore dove ancora in centinaia aspettano in fila di essere registrati e di ricevere un panino, un succo e una mela. I bambini continuano ancora a dormire per terra, in mezzo agli stracci e ai rifiuti. Da adesso i viaggiatori non rischiano più di inciamparci mentre, col naso all’insù, consultano il tabellone degli orari.

Nel frattempo, anche ieri sono continuati gli arrivi, registrati a singhiozzo solo nel pomeriggio: una cinquantina di siriani tra cui diversi minori. I volontari hanno raccontato di aver visto facce nuove tra i cittadini eritrei, il cui flusso è il più difficile da monitorare anche perché la maggior parte non resta in stazione ma si sposta nei pressi di Piazza Oberdan dove la comunità locale è molto presente.

Nel frattempo è stata smentita la notizia, diffusa da Maroni, di una tendopoli che avrebbe dovuto sorgere in piazza Duca d’Aosta. Il prefetto di Milano ha reagito, bollandole come «del tutto false», alle dichiarazioni del governatore della Lombardia che ieri mattina ha anche fatto dietro front sulla minaccia di tagliare i fondi ai comuni che accolgono nuovi profughi.