closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Spagna, il velo strappato

Mariano Rajoy

È vero, hanno convocato un referendum per l’indipendenza dopo sette anni di scontro con Madrid e il Partito popolare; è vero, hanno chiamato al voto minando le già incerte istituzioni spagnole immobili alla svolta del 1978 che traghettò il Paese fuori dal buio del fascismo di Franco. È vero, irresponsabilmente non hanno tenuto conto dei rapporti di forza.

Eppure senza l’uso della violenza, solo con le urne e il confronto delle piazze.

Ma ora la leadership indipendentista catalana viene trattata peggio dei criminali comuni e dei terroristi, con l’arresto di 7 ministri e del vice presidente Junqueras – che raggiungono i «due Jordi» già in galera – e il mandato di cattura per il presidente Puigdemont riparato a Bruxelles.

Siamo di fronte ad un evento grave e inedito che azzera il poco di dialogo che rimaneva e per il quale, inascoltate, si sono spese forze come Podemos o la sindaca di Barcellona Ada Colau.

Il Psoe, alla deriva, tace e acconsente.

L’arresto da parte di Madrid dei membri del governo catalano – ora «martiri» – è la conferma della linea tanto repressiva quanto miope voluta da Mariano Rajoy fin dall’inizio della crisi.

Parlare ora di elezioni «libere» tra un mese, il 21 dicembre, alle quali non si potranno presentare i leader indipendentisti agli arresti e forse lo stesso Puigdemont, è pura finzione e arroganza degna di un regime.

Il velo del patto democratico è strappato. In Catalogna e in Spagna e per il futuro dell’Unione europea.

Errata corrige

Nell’editoriale in edicola ieri di Tommaso Di Francesco il partito del pur gelido Rajoy è diventato Partito polare, anziché «popolare» e nel merito dei metodi degli indipendentisti catalani è comparso un «mai» di troppo: alla fine il testo corretto è: «Eppure senza l’uso della violenza». Ce ne scusiamo con i lettori.

  • Lele Depascalis

    ovviamente per i Manifestini quelli che va bene in catalogna non va bene in veneto.
    la vostra malafede è senza limiti.

  • Dreiser Cazzaniga

    Ma chi ha cominciato a infrangere le norme elementari di una democrazia liberale come quella spagnola sono stati i catalani. In primo luogo gli indipendentisti non disponevano della maggioranza dei voti popolari nel parlamento anche se disponevano della maggioranza dei seggi. In secondo luogo la costituzione spagnola non permette referendum secessonisti come neppure quella tedesca o italiana. (Un quesito secessioista non sarebbe mai ammesso dalla Corte), iterzo luogo gli indipendentisti hanno slatato persimno le regoel che loro stessi avevano stabilito appprovando a maggioranza semplice leggi che dovevano essere approvate a maggiorana qualificata. E ghanno proseguito su questa strada di inventarsi regole e procedure a ogni passo. Allora: la democrazia spagnola non è gran cosa, questo no, ma il caos assoluto è anche peggio, soprattutto per lavoratori e disoccupati. Il gruppo dirigente catalano: la famiglia Pujol e i suoi accollititi e clienti è palesemente uno dei piú corrotti d’Europa e una parte di tutto questo disastro è dovuta a una strategia disperata per garantirsi l’impuinitá dopo 40 anni di impunitá (poi la strategia gli ha preso la mano). Puigdemont, Pujol la Cup sono abbastaza comparabili a Bossi dei vecchi tempi e a maroni di oggi. La rivolta dei rucchi contro qualsiasi forma di solidarietá. Naturalemnte la sinistra gli appoggia

  • Alfredo

    Le secessioni non sono di sinistra.

  • WalterD

    La differenza sostanziale e’ storica e non mi dilungo perché se non lo ha capito, le mancano proprio i fondamentali. In Italia tutte le Regioni e quindi anche Veneto e Lombardia possono tranquillamente intavolare discussioni col governo in tema di materie condivise e chiedere (senza alcun referendum) più’ autonomia o lo statuto speciale. E’ una procedura che non richiede nessun voto. I quesiti referendari hanno copiato frasi già’ esistenti nella costituzione dal 1948. ! Allora perché’ si sono fatti i referendum ? Se lo chieda.

  • Pino

    Diciamolo chiaramente e forte!

  • OttoKrunz

    La storia dice che la repubblica veneta ha costituito uno stato indipendente per diversi secoli, a differenza della catalogna (e dell’italia, peraltro). Se per lei non fa differenza “intavolare discussioni” avendo o meno raccolto cinque milioni abbondanti di voti, le mancano proprio i fondamentali.

  • WalterD

    La repubblica di Venezia ha avuto una storia gloriosa per quasi un millennio. La straordinaria storia di questa città stato e’ ben documentata e studiata a fondo. Tuttavia la costruzione dello Stato unitario italiano e’ stata molto diversa da quella spagnola. Nessuno contesta la legittima richiesta di autonomia del Veneto, ma la contestazione e’ sulla necessita’ del referendum, il cui risultato era abbastanza ovvio. Chieda a qualunque regione se vogliono più’ autonomia ed avere una gran parte delle proprie tasse in loco. Cosa crede che rispondano. Lo chieda in Basilicata per esempio dove tutti i proventi dell’estrazione petrolifera vanno alle compagnie e allo Stato, lasciando ai lucani solo inquinamento ed un centinaio di posti di lavoro malpagati. Mi dispiace , ma lei non ha capito il senso del mio post.

  • OttoKrunz

    Era ovvio quello che sarebbe stato il risultato in termini di proporzione tra sì e no, non il fatto che che la percentuale dei partecipanti ad un voto solo consultivo fosse dell’ordine di quella che ormai ci si può attendere da una “vera” elezione, superiore – per dire – a quella delle amministrative siciliane.
    Dopo di che, è possibile che l’effetto pratico non vada molto al di là di una parziale ridefinizione dei rapporti di forza tra correnti leghiste.