Eleonora Mazzoni in Il cuore è un guazzabuglio. Vita e capolavoro del rivoluzionario Manzoni edito da Einaudi (pp. 168, euro 14) cerca di connettere le vicende biografiche dell’autore a quelle dei personaggi de I promessi sposi.

QUELLO DELLE BIOGRAFIE romanzate è un genere che sta incontrando fortuna in Italia, basti pensare al libro di Romana Petri Rubare la notte (Mondadori, pp. 264, euro 19) selezionato nella dozzina del premio Strega e dedicato alla vita di Antoine de Saint-Exupéry. In questo di Mazzoni, come in quello di Petri, a colpire chi legge è la confidenza che le autrici mostrano di avere con gli autori di cui scrivono: non solo con i testi, ma con le loro personalità.
Il racconto su Alessandro Manzoni nasce a partire dalle vicende della madre, Giulia Beccaria, di come essa fosse stata maltrattata dal famoso padre Cesare e poi si sposta sul suo matrimonio di facciata con il conte Pietro Manzoni, tanto che qui viene dato per scontato che il padre dello scrittore fosse Giovanni Verri.

L’ABBANDONO DI GIULIA, che quando il figlio è ancora piccolo incontra Carlo Imbonati e se ne innamora perdutamente trasferendosi con lui a Parigi, sarebbe secondo Mazzoni alla base del fatto che entrambi i protagonisti de I promessi sposi non hanno vissuto in una famiglia unita: Renzo è orfano di madre e di padre e Lucia ha solo Agnese. Partendo dall’esempio del rapporto complesso con Giulia Beccaria, Mazzoni mira a riconnettere vicende della vita privata di Manzoni con episodi e personaggi del romanzo, a partire dalla considerazione di Silvio Pellico riportata nella premessa secondo cui: «scrivi la tua vita, velando, aggiungendo, modificando, ed ecco un romanzo».

IL SISTEMA FUNZIONA: Enrichetta con la sua fede indefessa, il suo carattere schivo e forte allo stesso tempo diventa, secondo l’autrice, la fonte di ispirazione per Lucia, il cui cognome Mondella riecheggia quello della prima moglie di Manzoni: Blondel. L’Innominato sarebbe ispirato, invece, a un avo di Manzoni, il Conte del Sagrato, mentre come è ben noto Don Abbondio sarebbe un doppio dello scrittore stesso o, come precisa Mazzoni, l’esempio di un’umanità pavida da cui nessuno è indenne.

OLTRE A QUESTO ASPETTO, forse un po’ meccanico anche se sicuramente convincente, nel libro ritroviamo un ritratto di Alessandro Manzoni originale e interessante, quello di agricoltore attento alla botanica quanto alla sopravvivenza dei contadini. L’autrice insiste giustamente su come la fonte di reddito della numerosa famiglia dello scrittore fossero le terre ereditate dal padre e da Imbonati, che scelse come unica ereditiera Giulia Beccaria, divenuta nel tempo presenza stabile accanto a suo figlio, sua nuora e ai molti nipoti. Descrive la cura e gli intenti di Manzoni nell’amministrazione e gestione delle terre e di come, per esempio, dopo un anno di raccolti pessimi avesse venduto parte dei suoi possedimenti annullando con i proventi ottenuti i debiti dei contadini nei suoi confronti. La sintesi fra cattolicesimo e illuminismo raccontata da Mazzoni concorre a creare l’immagine di un grande uomo accanto a quella di scrittore fondamentale.
Infine, in questo testo non solo si ripercorre la vita di Manzoni e si rileggono geniali stralci del Romanzo, ma si attraversa un secolo fondamentale: quello che dalla Rivoluzione francese, passando per l’impero di Napoleone, conduce all’unità d’Italia. Manzoni lo vive per intero, sopravvive a quasi tutti i suoi figli, diventa povero e poi senatore del Regno d’Italia, anche suo malgrado. Del resto, imperscrutabile è la volontà della Provvidenza.