Lo stato del governo si misura sullo scontro tra Giuseppe Conte (Cinque Stelle) che sostiene di essere stato «ricattato» sulla norma sugli inceneritori contenuta nel «decreto aiuti» varato dal consiglio dei ministri l’altro ieri e il presidente del Consiglio Mario Draghi che ha ribadito la sua contrarietà a un’altra delle leggi bandiera dei grillini: il «superbonus 110%».

LO SCAMBIO al veleno non avrà alcuna conseguenza sulla stabilità di un esecutivo diviso su tutto, ma i cui membri si costringono a votare tutto quello deciso in nome dell’emergenza di turno. Eppure i due contendenti se le sono suonate di santa ragione. Al mattino Conte è tornato sul decreto da 14 miliardi di euro che erogherà un contributo una tantum da 200 euro a chi ha un reddito fino a 35 mila euro lordi per sostenere il caro-bollette, tasserà gli extra-profitti realizzati sull’energia solo del 25% e proroga lo sgravio sulle accise fino all’8 luglio.

«SI È CONSUMATA una scorrettezza gravissima nei confronti del Movimento Cinque Stelle – ha detto Conte – In un decreto con misure da noi invocate è stata inserita dapprima una norma sugli inceneritori, perché fosse agevolata la realizzazione di inceneritori in tutta Italia, ma è stata tolta. Poi è rimasta una norma che è una cambiale in bianco al sindaco di Roma, un’autostrada normativa per realizzare il termovalorizzatore». «Io mi sono sentito ricattato, voglio sapere perché non abbiamo potuto votare le misure che abbiamo voluto», ha aggiunto. Il governo «deve spiegare cosa c’entrava» la norma sugli inceneritori «con il voto di ieri».

OLTRE ALLA RISPOSTA interlocutoria e di circostanza di Draghi nella conferenza stampa dell’altro ieri, in realtà dal governo (e dal Pd) non è arrivata alcuna risposta. In compenso è partito un contrattacco. Draghi ha portato il suo affondo al superbonus, anche in questo caso senza conseguenze sulla misura, per il momento. «Possiamo non essere d’accordo sul superbonus al 110%, e non siamo d’accordo sulla validità di questo provvedimento – ha detto ieri in una replica agli interventi degli eurodeputati nella plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo – Cito solo un esempio: i prezzi degli investimenti necessari per attuare le ristrutturazioni sono più che triplicati, perché il 110% di per sé toglie l’incentivo alla trattativa sul prezzo. Poi, le cose vanno avanti in Parlamento, il governo ha fatto quel che poteva e il nostro ministro (alla transizione ecologica Cingolani, ndr.) è molto bravo».

LA REAZIONE ha fatto ribollire i Cinque Stelle. Incatenati per necessità al governo sono fioccate reazioni. Come quella di Riccardo Fraccaro, già tra i protagonisti del varo della legge alla quale Palazzo Chigi e l’attuale ministro dell’Economia Daniele Franco rimproverano «una tra le più grandi truffe che la Repubblica abbia mai visto» (quest’ultimo lo ha detto l’11 febbraio scorso). «La contrarietà di Draghi l’avevamo già dedotta dai continui blocchi e dalle modifiche apportate alla misura nei mesi scorsi che di fatto hanno rischiato di renderla inutilizzabile. Vorrei ricordare al nostro presidente del Consiglio che il superbonus è espressione della volontà parlamentare di tutte le forze politiche, e per questo, anche se il suo giudizio personale è negativo, non può boicottare una misura che peraltro in più occasioni ha ricevuto lodi dalla stessa Unione Europea». Il merito dei provvedimenti, e l’analisi dei loro effetti nella società e nell’economia restano, come sempre, oscurati dalla politicizzazione isterica e della polarizzazione tra posizioni (elettorali) opposte che, per la magia delle reciproche convenienze, convivono nelle stesse maggioranze e anche nei medesimi governi.

L’ULTIMO SCONTRO è uno degli episodi che hanno accompagnato la vita dell’esecutivo e diviso i partiti: dal fisco alle concessioni balneari fino all’aumento della spesa militare e all’escalation miliare in Ucraina. A poche settimane dalle elezioni amministrative del 12 giugno in mille comuni e 26 capoluoghi le tensioni torneranno a manifestarsi, senza contare il fatto che siamo avviati verso le elezioni politiche del 2023 che potrebbero segnare un big bang o un altro ritorno alle larghissime intese. Gestione dei rifiuti a Roma a parte, e gli incerti interventi sul cuneo fiscale o sul salario minimo, il principale tema economico e sociale è lo scostamento di bilancio. È chiesto praticamente da tutti, ma Draghi non lo concede a nessuno. Resta sempre da capire se e come andrebbero spesi questi altri fondi in una politica dove prevale la logica dell’emergenza.