Dalle indicazioni della direttiva Ue sul salario minimo, al tasso di copertura della contrattazione collettiva che in Italia «si avvicina al 100%, di gran lunga superiore all’80%», parametro della direttiva, fino «all’urgenza e utilità di un piano di azione nazionale». Sono alcuni punti del primo documento, tecnico, elaborato dal Cnel su richiesta del governo sul lavoro povero e il salario minimo. È stato approvato ieri dalla Commissione dell’informazione, con il voto contrario della Cgil e l’astensione della Uil. Entro domani sarà elaborata la seconda parte, quella sulle proposte. Il testo sarà consegnato ai consiglieri. Il documento finale sarà discusso il 12 ottobre. Il 17 ottobre la proposta sul salario minimo a 9 euro presentata dalle opposizioni, tranne Italia Viva, tornerà in Parlamento per il voto.

Dal documento del Cnel emerge la richiesta di un «piano d’azione a sostegno contrattazione». La povertà lavorativa «è un fenomeno che va oltre la questione salario» e dipende dai tempi di lavoro e dal numero dei membri della famiglia. Dal testo si evince che il problema non è quanta parte della retribuzione debba mantenersi in capo alla contrattazione collettiva, bensì come estendere la contrattazione. È ritenuto importante il monitoraggio sulla contrattazione di secondo livello e del welfare aziendale. Relativa importanza è stata attribuita all’endemico ritardo dei rinnovi contrattuali che nei fatti è un blocco dei salari. «Penso – ha detto il segretario Cgil Maurizio Landini – che il governo abbia fatto un errore nello scaricare sul Cnel, che non può sostituirsi né al governo, né alle parti sociali. Il governo a un certo punto deve dire quello che vuole dare. C’è bisogno di un salario orario minimo sotto la quale nessun contratto deve andare. E di una legge sulla rappresentanza. Sono troppi i contratti “pirata” firmati da soggetti che rappresentanza non ne hanno».

La ministra del lavoro Marina Calderone ha polemizzato con le opposizioni e una parte dei sindacati: «Nove euro di salario minimo all’ora non dice la qualità contratto, per noi è meglio garantire dignità lavoro». «L’unica certezza è che la nostra proposta va in aula il 17 ottobre – ha detto Arturo Scotto (Pd) – la destra dovrà dire al paese se è d’accordo o no». Per Carlo Bonomi (Confindustria) i contratti firmati dalla sua organizzazione sono sopra i 9 euro. Sul salario minimo «occorre un’operazione verità».