Che gli sguardi di chi nella Lega vorrebbe un cambio di passo siano rivolti soprattutto a Nordest è indubbio: in molti puntano a Luca Zaia come successore di Matteo Salvini. Il diretto interessato dice di volersi dedicare solo al Veneto e chi lo conosce bene esclude che una possibile scalata ai vertici di via Bellerio lo interessi: «Non sta nel suo carattere». In terra friulana c’è chi giura che Massimiliano Fedriga potrebbe invece fare il grande salto. Ma c’è da aspettare che i tempi siano maturi.

Nel frattempo, Salvini deve tenere gli occhi aperti soprattutto nella sua terra, la Lombardia: è da qui che potrebbe arrivare lo sgambetto al segretario leghista. Sarà anche solo un piccolo gesto simbolico, ma nelle ultime settimane sono apparsi striscioni per chiedere il congresso della Lega Lombarda. L’ultimo a Monza, all’indomani dell’annuncio di Salvini che (dopo nove anni e non senza difficoltà) il congresso si sarebbe fatto dopo le europee. Prima ce n’era stato uno sulla Rho-Meda, in occasione di una delle tante inaugurazioni di infrastrutture presenziate dal ministro. Ancor prima, a san Valentino, sul pratone di Pontida. Nello scorso fine settimana c’è stata la prima tranche della campagna di tesseramento e, nonostante la retorica trionfalistica del commissario (salviniano di ferro) Fabrizio Cecchetti, i dati non sono stati buoni. 1500 nuove tessere, dopo il crollo dello scorso anno, sono un niente. A pesare è il disimpegno dei militanti: in provincia di Como ci sono stati appena sette gazebo (in passato ce n’erano una sessantina).

La politica nazionalista salviniana non attira più e sono in molti a chiedere che si torni a «fare il sindacato del Nord». L’ultimo segretario della Lega Lombarda eletto, Paolo Grimoldi, animatore del Comitato Nord, la corrente bossiana, chiede che il nome di Salvini venga tolto dal simbolo. E un leghista storico come Roberto Castelli, ora promotore dei Popolari del Nord, dice che «l’unica possibilità per la Lega è che Salvini se ne vada».

Di sicuro se ne sono andati molti leghisti. Sabato scorso, alla presentazione della lista per le europee di Cateno De Luca c’erano alcuni leghisti di vecchia data, tra i quali il portavoce del Popolo Veneto Vito Comencini e l’ex deputato della Lega Nord Roberto Bernardelli. Venerdì al Pirellone Forza Italia ha organizzato la presentazione del libro Vento di cambiamento di Marco Reguzzoni, che sarà candidato con gli azzurri a giugno. Reguzzoni, genero di Francesco Speroni, altro storico leghista, è stato un giovanissimo presidente della provincia di Varese ma soprattutto per anni ha fatto parte del cerchio magico di Bossi. A sponsorizzare la serata, Max Bastoni, ex consigliere regionale, noto per la sua vicinanza agli ambienti di estrema destra ma soprattutto dallo scorso anno, dopo aver creato in consiglio regionale il gruppo del Comitato Nord e aver accarezzato l’idea di una candidatura a sostegno di Letizia Moratti, vicecoordinatore cittadino di Forza Italia. In platea, non pochi leghisti della prima ora.

Ma i guai lombardi di Salvini non si fermano qui. Fratelli d’Italia sta portando avanti la sua opera di cannibalizzazione dell’alleato. A fine anno le nomine all’interno delle Ats lombarde hanno visto un netto aumento dei nomi in quota Meloni. A febbraio, stessa cosa per alcuni dirigenti sempre in ambito sanitario. Ancora, nelle prossime settimane si nominerà il cda di Fnm, controllata della Regione Lombardia nel campo della mobilità (è una holding che ha al suo interno Trenord, FerrovieNord e la Milano-Serravalle). I meloniani puntano al blitz, e a piazzare un loro uomo (l’ex assessore regionale Massimo Corsaro) al posto dei fedelissimi salviniani ora ai posti di comando della società.

Non bastasse tutto questo, la base leghista della bassa bergamasca è in rivolta, dopo che il vicesegretario federale Andrea Crippa (l’uomo che Salvini usa per dire le cose che lui in prima persona non può dire) ha annunciato che a Seriate (comune di 25mila abitanti alle porte di Bergamo) il candidato della destra alle prossime comunali sarà Gabriele Cortesi, di FdI. «Una mazzata inaspettata», il commento dei leghisti del territorio, perché Seriate è uno storico feudo del Carroccio: da 29 anni il primo cittadino è scelto tra le file della Lega, e ha sempre vinto con percentuali bulgare e un’indiscussa ortodossia bossiana. «L’errore politico più grande che abbia mai visto, non si molla una roccaforte così – è il commento del responsabile enti locali della Lega Cristian Invernizzi – Una cosa che non riesco a digerire e non accetto. E che segnerà profondamente la Lega bergamasca». E chissà, magari anche il futuro politico del suo segretario.