Quando si parla di crollo della scuola pubblica italiana, l’espressione è letterale: sono 61 gli episodi di cedimento solo nell’ultimo anno, mai così tanti negli ultimi sei. E neanche i fondi del Pnrr destinati allo scopo, anche se venissero spesi tutti e bene, basterebbero a sistemare la situazione. Lo segnala Cittadinanzattiva nel suo XXI Rapporto sulla sicurezza delle scuole, presentato ieri a Bologna nell’ambito dell’ottava edizione del Festival della Partecipazione.

L’ultimo episodio è avvenuto solo dieci giorni fa: all’istituto professionale Marconi di San Giovanni Valdarno lo scorso 14 settembre sono crollati solaio e controsoffitto di un’aula. Nel resto dell’anno, da nord a sud, altre sessanta scuole sono state teatro di incidenti che hanno provocato il ferimento di sei studenti, un’insegnante, una collaboratrice scolastica, oltre che danni agli ambienti e agli arredi, interruzione della didattica e ingenti disagi e paura alla comunità scolastica. Solo il fatto che la grande maggioranza di questi eventi sia avvenuta di notte, nel fine settimana o durante le chiusure per le vacanze ha evitato bilanci più gravi.

La percezione di insicurezza tra chi frequenta le aule ogni giorno, però, è massima. I 588 docenti e dirigenti intervistati dalla onlus fondata nel 1978 hanno segnalato tracce di umidità (42%), infiltrazioni d’acqua (33%), distacchi di intonaco (36%) e crepe (23%).

Le cause sono note: alla vetustà della gran parte degli edifici non si è risposto con la manutenzione costante né tempestiva anche a causa della riduzione degli investimenti relativi a indagini e interventi su controsoffitti, solai e tetti. Questo nonostante l’Italia sia un paese ad alto rischio sismico con la metà degli edifici scolastici (47%) costruiti prima del 1976, anno della normativa antisismica.

In sostanza solo l’11% delle scuole è a regola, anche se bisogna rilevare come il dato sia in aumento rispetto alle rilevazioni precedenti, e su appena il 3% sono stati effettuati interventi di adeguamento e miglioramento sismici. Più della metà degli istituti, il 58%, è privo del certificato di agibilità, il 55% di quello di prevenzione incendi, il 41% del collaudo statico.

Per Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva, bisogna provvedere “con urgenza a effettuare interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria da parte degli enti locali per prevenire il ripetersi incontrollato degli episodi di crolli strutturali”.

“Indispensabile – continua la coordinatrice – l’aggiornamento frequente dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica e l’integrazione nella stessa delle informazioni sugli asili nido. Chiediamo la ripresa degli incontri periodici dell’Osservatorio nazionale sull’edilizia scolastica perché eserciti il suo ruolo di indirizzo e coordinamento”.

Secondo lo studio di Cittadinanzattiva, i fondi del Pnrr non sono sufficienti per rimediare alla mancanza di sicurezza nelle scuole e neanche per colmare il fabbisogno di palestre e di mense. “Le risorse destinate dal Pnrr all’edilizia scolastica e alle aule 4.0 ammontano complessivamente a 12,66 miliardi di euro – spiega lo studio – ma scendendo nel dettaglio delle singole missioni si scopre che questi fondi non basteranno e che sarà necessario prolungare gli investimenti negli anni a venire”.

Per quanto riguarda la sicurezza delle scuole, nella programmazione iniziale erano previsti 3.400 progetti già in essere e 500 nuovi, per un impegno di spesa complessivo di 3,9 miliardi di euro. Ma, dice Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, “alcuni progetti previsti per la messa in sicurezza e riqualificazione rischiano di saltare dopo la rimodulazione del piano annunciata a luglio. E sulle mense e palestre gli interventi finanziati sono davvero pochi rispetto al reale fabbisogno delle scuole e soprattutto in considerazione del ruolo importante che tali servizi svolgono rispetto al benessere psicofisico dei ragazzi”.

Mandorino quindi chiede all’esecutivo “chiarezza su quali e quanti progetti rischiano di non vedere la luce e una programmazione almeno triennale degli investimenti anche dopo il Piano”. Anche rispetto al numero di 212 nuove scuole approvate “le domande pervenute – segnala Cittadinanzattiva – erano state più del doppio, ossia 543 e a oggi il rischio è che la reintroduzione dell’appalto integrato rischi di snaturare parte dei progetti innovativi inizialmente presentati”.

Per quanto riguarda le mense, si legge nello studio, il Pnrr ha stanziato complessivamente 600 milioni di euro per 908 nuove mense. Di queste, poco più della metà, 526, saranno proprio nuovi locali. Per il resto si tratta in realtà di interventi di demolizioni, ricostruzioni e ampliamento (23%) e di riqualificazione o riconversione di spazi preesistenti e messa in sicurezza (19%). A oggi quindi segnala Cittadinanzattiva, “le scuole dotate di ambito funzionale dedicato alla mensa, intendendo con questa espressione un edificio dotato solo di refettorio o anche di cucina, sono 13.533, un numero dunque ben lontano dalla necessità di garantire la mensa, e parallelamente il tempo pieno, ai tutti i bambini dell’infanzia e della primaria”.

Analoga la situazione per le palestre: con i 300 milioni di euro inizialmente previsti più i 31 stanziati dal ministro dell’Istruzione, saranno finanziati 495 interventi, di cui soltanto 148 per nuove palestre. Le domande pervenute erano, invece, ben 2555. “Dati che sottolineano l’urgenza di colmare un gap relativo alla mancanza o inadeguatezza di strutture per lo sport e le attività motorie di cui tutti i tipi di scuola necessitano ben oltre di quanto previsto dal Pnrr”. Lo studio, inoltre, certifica che il discusso accorpamento degli istituti non ha effetti tangibili sulle cosiddette “classi pollaio”.

Nonostante la denatalità abbia avuto un grosso impatto già nel 2022-2023 facendo registrare complessivamente 121 mila studenti in meno rispetto all’anno precedente e le scuole oggi attive siano 115 in meno dello scorso anno, permane il fenomeno delle classi sovraffollate, in particolare nelle scuole superiori dove cinque classi su cento accolgono più di 27 studenti ad aula.

Cittadinanzattiva sottolinea anche come, tra i 7.286.151 studenti iscritti quest’anno, più di 795 mila (11%) non abbiano ancora la cittadinanza sebbene due su tre siano nati in Italia. E come, nonostante l’aumento del 4% rispetto all’anno precedente degli alunni con disabilità, ben due scuole su tre abbiano ancora barriere architettoniche, soltanto il 17% ha segnalazioni visive per studenti con sordità o ipoacusia e l’1,5% ha mappe a rilievo e percorsi tattili.

Per la prima volta quest’anno Cittadinanza attiva ha avviato anche un monitoraggio nelle università, partendo dagli atenei di Bologna, Cagliari, Napoli e Roma. Come spiega Bizzarri, “è un’azione civica con la quale vogliamo sopperire alla mancanza di informazioni sugli edifici che ospitano sedi universitarie. Ci auguriamo che il ministero dell’Università avvii un censimento puntuale per conoscerne le condizioni dal punto di vista strutturale, manutentivo e di sicurezza interna”.

I risultati, in questo caso, sono ben diversi: pochi gli edifici problematici ma distacchi di intonaco, umidità e altri segni di fatiscenza sono presenti nella metà dei corridoi di tutte le sedi monitorate e crepe in alcuni punti delle facciate nelle facoltà di Ingegneria Architettura e in quella di Giurisprudenza di Cagliari. Solo in un caso (conservatorio di Napoli) le uscite di sicurezza non sono segnalate adeguatamente.

Sul fronte dell’accessibilità il percorso risulta praticabile in quasi tutte le strutture esaminate, mentre in un terzo sono assenti posti auto riservati alle persone con disabilità. L’ascensore è ovunque presente e in tutti i casi è abbastanza ampio da consentire il trasporto di una carrozzina. Delle 18 sedi monitorate, ben 16 dispongono di un cortile ma soltanto nella metà dei casi c’è un’adeguata pavimentazione. Le aule non sempre sono inadeguate rispetto al numero degli studenti nelle facoltà di Ingegneria e di Giurisprudenza di Cagliari, Ingegneria di Roma, Storia dell’arte e Conservatorio di Napoli. Al contrario di quanto avviene negli istituti scolastici, 14 delle 18 sedi monitorate dispongono di sistemi di aerazione o ventilazione e di sistemi antincendio.