Per l’ex ministro ed ex banchiere Mukhtar Ablyazov i guai iniziano nell’istante in cui decide di fondare un proprio partito d’opposizione. L’autoritario presidente, Nursultan Nazarbaev (ininterrottamente al potere dall’indipendenza della nazione nel 1990), va su tutte le furie. Perché in Scelta Democratica del Kazakistan, fin dalla sua creazione nel 2001, Ablyazov porta altri uomini d’affari e politici delusi, ex protetti del regime. È la nuova classe dirigente kazaka, di cui il presidente Nazarbaev, fino ad allora, aveva creduto di potersi servire sullo scacchiere internazionale e per privatizzare alcune compagnie statali. A ricostruire la vita di Ablyazov è un dispaccio «sensibile» diffuso da Wikileaks, scritto dall’ambasciata statunitense nella capitale kazaka Astana nel marzo 2009, quando la situazione precipita irrimediabilmente e l’uomo d’affari scappa dal paese. Il 2 febbraio di quell’anno, il governo del Kazakistan mette Ablyazov alla porta. «Attraverso il Samruk-Kazyna National Welfare Fund», braccio statale di private equity, «viene acquisito il controllo di Bta Bank, la più grande banca commerciale in Kazakistan, attraverso l’acquisto del 78,14 per cento delle azioni». Ablyazov, allora presidente dell’istituto di credito, «viene licenziato quel giorno stesso e il 2 marzo accusato di appropriazione indebita», continua la diplomazia Usa. È la rottura definitiva di un rapporto iniziato nel 1997, anno in cui Ablyazov accetta di guidare la Kazakhstan Electricity Grid Operating Company (compagnia elettrica di Stato), mentre l’anno dopo è al governo come Ministro dell’energia, dell’industria e del commercio, partecipando assieme ad altri investitori locali a diverse privatizzazioni. La loro acquisizione di 72 milioni di dollari di quote della Banca TuranAlem (Bta) risale proprio al 1998. Tra gli imprenditori e il regime per qualche anno sembrò filare tutto liscio. La rottura avviene poco dopo, quando l’uomo d’affari denuncia pubblicamente la corruzione endemica dell’entourage di Nazarbaev e passa all’opposizione. La risposta del regime non si fa attendere: nel 2002 Ablyazov viene arrestato per aver abusato del suo potere quand’era ministro e condannato a sei anni di prigione. Dietro le sbarre finiscono anche i suoi compagni di partito Galymzhan Zhakiyanov e Altynbek Sarsenbaev. La vicenda ricorda molto quella di Yulia Tymoshenko, ex premier nonché leader dell’opposizione ucraina, imprigionata nel suo paese con la stessa accusa dall’agosto 2011. Per entrambi sono infatti scesi in campo il Parlamento europeo e Amnesty international che hanno definito politiche le accuse rivolte nei loro confronti, per processi che non hanno rispettato gli standard internazionali.

[do action=”citazione”]Ex ministro ed ex banchiere, è il leader e il principale finanziatore dell’opposizione[/do]

Anche per la Tymoshenko oggi si prospetta una soluzione simile a quella adottata nel 2003 per Ablyazov, quando grazie alle pressioni internazionali gli viene concessa la grazia, alle seguenti condizioni: libero di andarsene all’estero e di condurre affari in privato ma non di tornare a guidare l’opposizione. Un accordo che il politico kazako avrebbe però violato: dalla Russia diventa infatti presidente del consiglio di amministrazione della Bta Bank ma soprattutto, secondo gli Usa, continua ad «essere la principale fonte di sostegno finanziario per il partito di opposizione Alga, considerato illegale». L’uomo torna così il nemico pubblico numero uno del regime: Ablyazov scampa per miracolo a un omicidio e tentano di rapire uno dei sui figli mentre era a scuola. Sentendosi insicuro a Mosca, l’uomo decide così di trasferirsi in Inghilterra, dove chiede asilo politico, ottenendo lo status di rifugiato nel luglio 2011. Anche alla moglie Shalabaeva e alla figlia di sei anni Alua, le autorità britanniche concedono un permesso di soggiorno valido fino al 2016. Poco dopo dalle autorità di Astana cade sulla sua testa una nuova accusa: l’aver rubato 5 miliardi di dollari alla banca Bta. Sempre la diplomazia Usa spiega che «il procuratore generale kazako vuole presentare un mandato di cattura internazionale tramite l’Interpol», che ora sappiamo emesso.
Le autorità inglesi temono per la sua incolumità e la famiglia decide così di dividersi. Moglie e figlia attraversano il valico del Brennero nel 2004 e arrivano a Roma, dove affittano la famosa villetta di Casal Paolocco. Mentre per Ablyazov inizia un nuovo processo, stavolta all’Alta Corte di Londra. L’uomo d’affari, molto attivo nel settore immobiliare, risulta irreperibile da quando è stato condannato a 22 mesi di prigione da un giudice inglese, per avere mentito sulla reale entità del suo patrimonio e per non essersi presentato a un’udienza. A conoscenza delle pressioni del Kazakistan per la sua estradizione, aveva infatti fatto perdere le proprie tracce. Così quando gli uomini del presidente Nazarbaev trovano moglie e figlia a Roma, l’Italia le rispedisce immediatamente in patria.

* Lettera 22