Fumata nera all’incontro in Regione Emilia Romagna per la crisi dello stabilimento Crevalcore, che occupa 230 persone. L’azienda ha ribadito a sindacati e istituzioni la volontà di procedere con la chiusura dello stabilimento (che produce collettori di aspirazione aria e di pressofusi di alluminio per motori) entro fine anno.

Il 3 ottobre ci sarà uno sciopero dei lavoratori Marelli di tutti gli stabilimenti italiani, nelle stesse ore in cui le parti sociale si incontreranno al ministero delle Imprese per il tavolo di crisi. Sotto al palazzo i sindacati hanno organizzato alle 13 un presidio. Una decisione, quella dell’azienda (prima della Fiat, ora controllata dal fondo americano Kkr che è in trattativa col governo per acquisire una rilevante quota della rete Tim) , definita «incompresibile e inacettabile» dal governatore Bonaccini e dal suo assessore al lavoro Vincenzo Colla. «Occorre ritirare immediatamente dalla discussione il tema della procedura di chiusura dello stabilimento di Crevalcore. L’azienda porti una proposta di reindustrializzazione».

I sindacati hanno annunciato l’intenzione di estendere la mobilitazione a tutti gli stabilimenti Marelli in Italia. «Se non cambierà la strategia dell’azienda e del governo verso l’automotive – dice Gianluca Ficco della Uilm- Crevalcore non sarà l’unica vittima della transizione all’auto elettrica, che rischia di portare alla perdita di decine di migliaia di posti di lavoro». La Fiom incalza il fondo Kkr: «Vengano il 3 ottobre al tavolo col governo».

Sostegno ai lavoratori è stato espresso da Pd, Sinistra italiana e da Carlo Calenda, che attacca: «Vanno chiamati gli Elkann a rispondere delle assicurazioni su occupazione date all’epoca della vendita e Kkr, che ha molte altre partite aperte in Italia. Ci mobiliteremo a fianco degli operai e saremo lì sabato». Nel 2018 l’azienda infatti è stata ceduta da Fca alla giapponese Calsonic Kansei, controllata da Kkr. Oggi a Crevalcore andrà Elly Schlein, per incontrare una delegazione di lavoratori.

La responsabile lavoro del Pd Cecilia Guerra attacca l’azienda: «Un modo arrogante di fare impresa, tipico dei fondi comuni di investimento che muovono i loro capitali solo in funzione del profitto, indifferenti alle ricadute delle loro scelte sui lavoratori, le loro famiglie, i territori. È cruciale che imprese, istituzioni e lavoratori siano congiuntamente coinvolti alla ricerca di soluzioni di investimento, ristrutturazione, riconversione e anche formazione dei lavoratori. Le alternative esistono. Il governo deve trovare un metodo che serva anche prevenire altre crisi nel settore dell’automotive».