La giuria ha deciso che gli organizzatori della marcia di estrema destra Unite the Right che si è svolta 4 anni fa a Charlottesville, Virginia, in cui l’attivista Heather Heyer fu uccisa e almeno 19 ferite, dovranno pagare più di 25 milioni di dollari di risarcimento ai residenti della città che si erano costituiti parte civile.

Quello che si é visto a Charlottesville é stato un brusco risveglio per chi, negli Stati uniti, ancora non vedeva il clima tossico e violento della recrudescenza razzista di questi anni: uomini bianchi che marciavano brandendo torce, inneggiando al Ku Klux Klan, scandendo slogan razzisti e antisemiti, arrivando ad investire, uccidendola, una contromanifestante, la 32 enne Heather Heyer, che faceva parte di quella porzione di società civile che aveva avuto il coraggio di opporsi.
I suprematisti bianchi di Unite the Right erano accorsi a Charlottesville per difendere un monumento di Robert E. Lee, il generale che durante la guerra civile americana comandava l’esercito sudista, quello degli Stati favorevoli alla schiavitù.
Quel monumento da qualche anno era diventato luogo di raduni di suprematisti bianchi e nazionalisti di destra, ed è stato poi effettivamente smantellato lo scorso luglio, ma questa rimozione e la sentenza non bastano per ricucire un Paese polarizzato e ancora spaccato sul razzismo.
I nazionalisti bianchi che hanno organizzato e partecipato alla manifestazione del 2017 sono stati riconosciuti colpevoli di cospirazione ai danni dello stato, ma la giuria ha detto di non poter raggiungere un verdetto anche su le due accuse di cospirazione federale, nonostante i partecipanti arrivassero da tutti gli Usa.
La manifestazione Unite the Right più di ogni altra cosa ha permesso ai suprematisti bianchi di uscire dalla sfera delle dichiarazioni online, e di dimostrare pubblicamente le proprie convinzioni razziste, e a sinistra ci si chiede se un verdetto e la rimozione di un simbolo, pur essendo dei passi dovuti, possano rappresentare una soluzione. «Non credo che far fallire queste organizzazioni, mandare in bancarotta questi individui sia sufficiente per fermare effettivamente la crescente minaccia del suprematismo bianco negli Stati Uniti» ha detto la caporedattrice di Slate Nicole Lewis ai microfoni di Democracy Now, la storica trasmissione radiofonica della sinistra radicale Usa.
Gli eventi del 6 gennaio sembrano dare ragione a chi si riconosce nella affermazione di Lewis, ed anche per l’insurrezione che ha devastato Capitol Hill stanno arrivando dei provvedimenti al fine di prevenire nuovi episodi di violenza dell’estrema destra.
Il comitato della Camera che indaga sull’insurrezione del 6 gennaio ha emesso 5 nuovi mandati di comparizione contro i gruppi estremisti di destra coinvolti nell’attacco, inclusi gli Oath Keepers e i Proud Boys. Decine di membri di entrambi i gruppi sono stati accusati dell’attacco al Campidoglio, ed è stato citato in giudizio anche Robert Patrick Lewis, presidente del 1st Amendment Praetorian, un gruppo che, secondo il comitato, ha fornito sicurezza durante «diversi raduni precedenti al 6 gennaio».